Wrestling

Mark Henry: dal vero uomo più forte del mondo alla Hall of Pain

Mark Henry, l’uomo più forte del mondo: copertina biografica ParruccoTV

Prima di essere un wrestler, Mark Henry era già qualcosa che nel wrestling avrebbero probabilmente inventato a tavolino: un uomo enorme, incredibilmente forte e con un curriculum sportivo talmente assurdo da sembrare una gimmick.

Solo che era tutto vero.

Olimpiadi, record di forza, strongman, WWE, momenti comici al limite del surreale, anni difficili, infortuni e infine una trasformazione tardiva che lo avrebbe portato a diventare uno dei monster heel più credibili della sua generazione. La carriera di Mark Henry è strana proprio per questo: per molti anni la WWE sembrò non sapere fino in fondo cosa farsene dell’uomo più forte del roster. Poi, quasi improvvisamente, nacque la Hall of Pain.

E a quel punto diventò meglio non trovarsi sulla sua strada.

Prima della WWE c’era un atleta vero. E che atleta

Mark Henry nasce a Silsbee, in Texas, e molto prima di mettere piede su un ring si costruisce una reputazione nel sollevamento pesi e nel powerlifting. Non era il classico wrestler a cui veniva appiccicata l’etichetta di “World’s Strongest Man” per rendere più interessante il personaggio: Henry aveva realmente gareggiato ai massimi livelli.

Partecipò alle Olimpiadi del 1992 a Barcellona e tornò ai Giochi nel 1996. Nel mezzo arrivarono risultati internazionali, record e medaglie. La WWE ricorda inoltre la sua vittoria all’Arnold Strongman Classic del 2002, uno dei risultati che consolidarono definitivamente il soprannome di World’s Strongest Man.

Insomma, quando la WWF lo mise sotto contratto nel 1996 non stava acquistando soltanto un uomo grosso. Stava prendendo un atleta con credenziali che pochissimi wrestler nella storia potevano vantare.

Mark Henry prima della WWE: Olimpiadi, powerlifting e strongman

1996: arriva in WWF

Dopo le Olimpiadi di Atlanta, Henry debutta sul ring WWF contro Jerry “The King” Lawler a In Your House: Mind Games. Le aspettative sono enormi. Anche perché la compagnia gli aveva fatto capire molto chiaramente di credere nel progetto.

Ma essere fortissimi e saper fare wrestling sono due cose completamente diverse.

Henry deve imparare tempi, psicologia, promo, costruzione dei match e soprattutto come trasformare quella forza fuori scala in qualcosa che funzioni davanti a un pubblico. È l’inizio di un percorso molto più complicato di quanto potesse sembrare.

Nation of Domination: la prima vera identità

Nel 1998 entra nella Nation of Domination, condividendo la scena con personaggi come Faarooq, D’Lo Brown e soprattutto un giovane The Rock.

Per Henry è un passaggio importante. Non deve ancora sostenere da solo il peso di un personaggio principale e può svilupparsi all’interno di una stable che, in piena Attitude Era, gode di una notevole esposizione.

Fisicamente è impressionante. Sul ring è ancora un progetto. Ma comincia a diventare riconoscibile.

Sexual Chocolate: sì, è successo davvero

Poi arrivò Sexual Chocolate.

E qui bisogna ricordare che siamo nella Attitude Era, un periodo nel quale qualcuno in WWF poteva proporre praticamente qualsiasi cosa e un’altra persona poteva rispondere: “Perfetto, facciamolo in televisione”.

Henry viene trasformato in un improbabile latin lover da oltre 150 chili. Le storyline diventano sempre più assurde e la sua relazione televisiva con Mae Young culmina in uno dei segmenti più famigerati della storia WWF: la nascita… di una mano.

Non cercheremo di difenderlo. Non sappiamo nemmeno come potremmo farlo.

Eppure Sexual Chocolate diventa parte della memoria collettiva dell’Attitude Era. Henry dimostra soprattutto una qualità che in seguito gli tornerà utile: la capacità di buttarsi completamente in un personaggio, anche quando quel personaggio è completamente fuori di testa.

Mark Henry dalla Nation of Domination a Sexual Chocolate

Gli anni in cui sembrava non arrivare mai il momento giusto

La carriera di Henry attraversa poi una fase lunga e irregolare. Ci sono infortuni, cambi di personaggio, periodi lontano dagli show principali e ritorni.

La sensazione è quasi sempre la stessa: la WWE possiede un atleta fisicamente unico, ma non riesce ancora a trovare la versione definitiva di Mark Henry.

Nel frattempo però lui continua a migliorare. Impara a lavorare come big man, rende più essenziale il proprio stile e trasforma lentamente i limiti iniziali in caratteristiche del personaggio.

Non deve fare cento mosse. Deve sembrare che una sola possa spezzarti in due.

ECW Champion: finalmente un titolo mondiale

Nel 2008 arriva una tappa fondamentale. Henry passa alla ECW della WWE e conquista l’ECW Championship in un Triple Threat contro Kane e Big Show.

È il primo vero riconoscimento mondiale della sua carriera in WWE.

Ma il Mark Henry che oggi ricordiamo maggiormente deve ancora arrivare.

2011: nasce la Hall of Pain

E poi succede qualcosa.

Nel 2011 Mark Henry smette di essere semplicemente “quello fortissimo”. Diventa inquietante.

La WWE costruisce attorno a lui la Hall of Pain: ogni avversario abbattuto diventa idealmente un nuovo membro di questa personale galleria del dolore.

Big Show. Kane. Vladimir Kozlov. Great Khali. Sheamus. Randy Orton.

Henry non corre. Non ne ha bisogno. Cammina lentamente verso il ring con l’espressione di uno che ha già deciso come finirà la serata.

È probabilmente la migliore versione della sua intera carriera.

Mark Henry e gli avversari della Hall of Pain nel 2011

Night of Champions 2011: Randy Orton cade

Il 18 settembre 2011, a Night of Champions, Henry affronta Randy Orton per il World Heavyweight Championship.

E vince.

Dopo quindici anni dal suo ingresso in WWF, Mark Henry diventa finalmente World Heavyweight Champion.

La cosa più importante, però, è come lo fa. Non sembra una vittoria concessa per celebrare una lunga carriera. Henry viene presentato come un campione dominante e pericoloso. Difenderà il titolo anche contro Orton a Hell in a Cell e il suo regno durerà 91 giorni.

È la dimostrazione che nel wrestling il momento giusto può arrivare anche quando tutti pensano che sia ormai passato.

Mark Henry conquista il titolo mondiale contro Randy Orton nel 2011

La giacca color salmone e uno dei più grandi falsi ritiri di sempre

17 giugno 2013. Monday Night Raw.

Mark Henry arriva sul ring con una giacca color salmone e gli stivali in mano. John Cena è presente con il WWE Championship.

Henry parla della famiglia. Della carriera. Del tempo passato lontano da casa. Piange. Il pubblico applaude. Cena lo abbraccia.

Sembra davvero finita.

Poi Henry prende Cena e lo distrugge con la World’s Strongest Slam.

Era tutto falso.

Il segmento funziona perché Henry non interpreta semplicemente un wrestler che finge di ritirarsi: recita talmente bene da convincere una parte enorme del pubblico. Da quella trappola nasce la sfida per il WWE Championship a Money in the Bank 2013, dove Cena riuscirà poi a mantenere il titolo.

Ancora oggi la giacca color salmone è sufficiente per far capire immediatamente a molti fan WWE di quale segmento si stia parlando.

Mark Henry durante il celebre falso ritiro con la giacca salmone

World’s Strongest Slam: semplicità brutale

La finisher di Henry rappresenta perfettamente il suo wrestling.

La World’s Strongest Slam non è complicata, non richiede rotazioni impossibili e non sembra progettata per ottenere una clip spettacolare sui social.

Henry prende un essere umano, lo solleva e lo scaraventa al suolo.

Fine della spiegazione tecnica.

Ed è proprio per questo che funziona. Quando a eseguirla è un uomo con la sua forza reale, non serve aggiungere molto altro.

Dal ring alla costruzione della nuova generazione

Negli ultimi anni della carriera attiva Henry combatte sempre meno. La WWE gli affida anche un ruolo dietro le quinte come scout e mentore. La stessa WWE ha ricordato il suo contributo nella crescita e nell’individuazione di talenti come Braun Strowman, Baron Corbin, Apollo Crews e Bianca Belair.

È un passaggio interessante: l’uomo che aveva impiegato anni per trovare il proprio posto nel wrestling comincia ad aiutare altri a trovare il loro.

2018: WWE Hall of Fame

Nel 2018 arriva il riconoscimento definitivo: Mark Henry entra nella WWE Hall of Fame.

Durante il discorso torna persino la famosa giacca color salmone. Per qualche secondo qualcuno avrà probabilmente pensato: “Non ci caschiamo di nuovo”.

Ma questa volta il tributo era reale.

La carriera e l’eredità di Mark Henry nella WWE Hall of Fame

Perché Mark Henry è stato molto più importante di quanto sembri

Guardando soltanto i titoli, si rischia di leggere male la sua carriera.

European Champion. ECW Champion. World Heavyweight Champion. Hall of Famer.

Un palmarès importante, certamente. Ma il valore della storia di Henry sta soprattutto nell’evoluzione.

È arrivato nel wrestling come atleta straordinario ma inesperto. È stato inserito in storyline assurde. Ha attraversato infortuni e momenti nei quali sembrava destinato a restare un eterno “what if”. Poi, dopo quindici anni, ha trovato il personaggio perfetto.

La Hall of Pain non cercava di nascondere Mark Henry dietro una gimmick.

Faceva esattamente il contrario.

Prendeva ciò che Mark Henry era davvero — enorme, fortissimo, intimidatorio — e lo trasformava in wrestling.

Il punto di ParruccoTV

Mark Henry è la prova che nel wrestling non tutti devono esplodere immediatamente.

Per anni abbiamo visto la WWE provare praticamente qualsiasi versione possibile di lui: membro della Nation, Sexual Chocolate, powerhouse, comedy character, ECW Champion. Alcune hanno funzionato. Altre sarebbe meglio lasciarle sepolte insieme alla famosa mano di Mae Young.

Poi è arrivata la Hall of Pain.

Niente effetti speciali. Niente personaggio complicato. Mark Henry entrava, guardava qualcuno e sembrava davvero intenzionato a romperlo.

Ci sono voluti quindici anni per arrivare al World Heavyweight Championship. Ma quando finalmente ci è arrivato, nessuno poteva dire che non fosse credibile.

Perché a volte il wrestling è tremendamente semplice: se hai davanti l’uomo più forte del mondo, forse basta lasciargli fare l’uomo più forte del mondo.

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