Le Leggende della WWE

Kurt Angle: dall’oro olimpico alla WWE, la storia della Wrestling Machine

Kurt Angle: l’uomo che arrivò in WWE con una vera medaglia d’oro

Nel wrestling abbiamo visto praticamente di tutto.

Giganti.

Bodybuilder.

Attori.

Atleti provenienti dal football americano.

Lottatori di MMA.

Personaggi costruiti per sembrare imbattibili.

Poi, alla fine degli anni Novanta, arrivò qualcuno che non aveva bisogno di inventarsi un curriculum.

Perché Kurt Angle era davvero un campione olimpico.

E non uno qualunque.

Nel 1996 aveva conquistato la medaglia d’oro nella lotta libera alle Olimpiadi di Atlanta, combattendo nonostante un serio infortunio al collo.

Qualche anno più tardi entrò in WWE.

E quella che inizialmente poteva sembrare una curiosa operazione di marketing diventò qualcosa di completamente diverso.

Perché Kurt Angle non era soltanto un grande atleta.

Era nato per fare wrestling.

Prima della WWE: un vero campione

Kurt Steven Angle nasce il 9 dicembre 1968 a Pittsburgh, Pennsylvania.

La lotta entra molto presto nella sua vita e diventa rapidamente qualcosa di più di una semplice passione.

Angle costruisce una carriera straordinaria nel wrestling amatoriale, conquistando anche due titoli NCAA Division I.

Poi arriva il 1996.

Olimpiadi di Atlanta.

Angle compete nella lotta libera e conquista la medaglia d’oro.

Un’impresa già straordinaria.

Ma c’è un dettaglio che, anni dopo, sarebbe diventato quasi parte della sua gimmick WWE:

il collo era seriamente infortunato.

Da qui nasce una delle frasi più famose associate al personaggio:

“I won an Olympic gold medal with a broken freakin’ neck!”

E questa volta non era una storyline.

La medaglia era vera.

L’arrivo in WWE

Nel 1998 Angle firma con la WWE.

Il debutto televisivo ufficiale arriva a Survivor Series 1999.

La compagnia gli costruisce attorno un personaggio apparentemente semplicissimo.

Kurt Angle è il campione americano perfetto.

Educato.

Patriottico.

Vincente.

E sostenitore delle famose “Three I’s”:

Intensity. Integrity. Intelligence.

Intensità.

Integrità.

Intelligenza.

Sulla carta dovrebbe essere impossibile non tifarlo.

E invece…

il pubblico lo detesta.

Perché Angle interpreta il ruolo dell’eroe americano con una tale arroganza da risultare meravigliosamente irritante.

Ed è proprio lì che la WWE capisce di avere trovato qualcosa di speciale.

Un talento naturale anche davanti al microfono

La sorpresa più grande non fu scoprire che Kurt Angle sapesse combattere.

Quello era abbastanza prevedibile.

La sorpresa fu scoprire che fosse anche straordinariamente divertente.

Angle riusciva a essere credibile come atleta e, pochi minuti dopo, protagonista di segmenti completamente assurdi.

La sua serietà rendeva tutto ancora più divertente.

Edge e Christian.

Steve Austin.

I cappellini.

Le celebrazioni.

Il famoso camion del latte.

E soprattutto quel coro che lo avrebbe accompagnato praticamente per tutta la carriera.

La musica iniziava.

Kurt entrava.

E l’arena urlava:

“YOU SUCK!”

Per quasi qualsiasi wrestler sarebbe stato un insulto.

Per Kurt Angle diventò praticamente una dichiarazione d’amore.

Una scalata impressionante

La velocità con cui Angle raggiunge il vertice della WWE è impressionante.

Nel giro di pochissimo tempo conquista l’European Championship e l’Intercontinental Championship.

Nel 2000 vince anche il King of the Ring.

Ma soprattutto, meno di un anno dopo il debutto televisivo, arriva il titolo più importante.

A No Mercy 2000, Kurt Angle sconfigge The Rock.

Kurt Angle è WWE Champion.

Da quel momento non è più semplicemente “il campione olimpico arrivato in WWE”.

È uno dei protagonisti principali della compagnia.

Il suo palmarès WWE finirà per comprendere WWE Championship, World Heavyweight Championship, Intercontinental, European, Hardcore e Tag Team Championship, oltre al King of the Ring 2000.

Angle poteva combattere contro chiunque

Ed è probabilmente questo il vero segreto della sua carriera.

Kurt Angle poteva essere inserito praticamente in qualsiasi tipo di match.

Contro The Rock poteva costruire un grande main event.

Contro Stone Cold Steve Austin poteva raccontare una rivalità durissima.

Contro The Undertaker poteva confrontarsi con un avversario completamente diverso fisicamente.

Contro Shawn Michaels poteva realizzare wrestling tecnico di altissimo livello.

E poi arrivò un uomo che, probabilmente più di chiunque altro, rappresentava l’avversario perfetto per lui.

Brock Lesnar.

Kurt Angle contro Brock Lesnar

La rivalità tra Angle e Lesnar diventa uno dei simboli della Ruthless Aggression Era.

Da una parte un campione olimpico.

Dall’altra un atleta con un background reale nella lotta NCAA e una potenza fisica fuori scala.

Il loro incontro a WrestleMania XIX per il WWE Championship rimane uno dei momenti più importanti della carriera di entrambi.

Non sembrava semplicemente wrestling professionistico.

Sembrava uno scontro tra due atleti che avrebbero potuto tranquillamente affrontarsi anche su una materassina.

Ed è proprio questo realismo a rendere Kurt Angle differente.

Quando applicava una presa, sembrava fare male.

Quando eseguiva un German Suplex, sembrava voler davvero lanciare l’avversario dall’altra parte del ring.

Quando chiudeva l’Ankle Lock, la domanda non era:

“Riuscirà l’avversario a liberarsi?”

La domanda era:

“Quanto resisterà prima di cedere?”

L’uomo che accolse John Cena in WWE

C’è poi una curiosità diventata parte della storia della WWE.

27 giugno 2002.

SmackDown.

Angle lancia una open challenge.

A rispondere è un giovane praticamente sconosciuto al grande pubblico.

Kurt gli domanda quale qualità gli faccia pensare di poterlo affrontare.

Il ragazzo risponde:

“Ruthless Aggression.”

Quel ragazzo era John Cena.

Angle vince il match.

Cena comincia una delle più grandi carriere nella storia della compagnia.

E anni dopo sarà proprio Cena a introdurre Kurt Angle nella WWE Hall of Fame.

Il wrestling, ogni tanto, sa essere molto bravo a chiudere i cerchi.

La Wrestling Machine

Con il passare degli anni Angle cambia.

Il personaggio più comico dell’Attitude Era lascia spazio a una versione molto più aggressiva.

Testa rasata.

Paradenti.

Sguardo folle.

German Suplex.

Angle Slam.

Ankle Lock.

Nasce la Wrestling Machine.

È forse la versione che meglio rappresenta il Kurt Angle wrestler.

Non servono più grandi discorsi.

Non serve nemmeno ricordare continuamente la medaglia olimpica.

Ormai tutti hanno capito una cosa:

Kurt Angle è tremendamente bravo.

E alcuni incontri di quel periodo, compreso quello contro Shawn Michaels a WrestleMania 21, rimangono tra i match più ricordati della sua carriera.

L’addio alla WWE

Nel 2006 termina il primo grande capitolo della carriera WWE di Angle.

Sette anni.

Soltanto sette.

Eppure, guardando tutto ciò che era successo dal 1999, sembravano molti di più.

Angle aveva conquistato praticamente ogni traguardo importante della compagnia ed era stato protagonista contro buona parte dei più grandi nomi della sua generazione. WWE stessa sottolinea come quei sette anni abbiano prodotto alcuni degli incontri più importanti della sua epoca.

La sua carriera, però, non termina.

Angle continuerà a combattere per molti anni fuori dalla WWE, aggiungendo un altro enorme capitolo alla propria storia.

Il ritorno e la Hall of Fame

Nel 2017 arriva finalmente il ritorno.

Kurt Angle viene annunciato nella WWE Hall of Fame Class of 2017.

A introdurlo è John Cena.

Poi Angle torna stabilmente nei programmi WWE come General Manager di RAW e successivamente anche sul ring.

Combatte a TLC 2017.

Partecipa a WrestleMania 34 insieme a Ronda Rousey contro Triple H e Stephanie McMahon.

Ma ormai la carriera sta entrando nel suo ultimo capitolo.

L’ultimo match

WrestleMania 35.

Kurt Angle disputa il suo match d’addio.

L’avversario è Baron Corbin.

Corbin vince.

Angle rimane sul ring.

La carriera è finita.

Ma manca ancora qualcosa.

Kurt chiede che venga fatta partire la sua musica.

Le prime note risuonano nello stadio.

E migliaia di persone urlano ancora una volta:

“YOU SUCK!”

Probabilmente nessun altro wrestler avrebbe potuto scegliere un modo più strano per ricevere l’ultimo applauso.

Ma per Kurt Angle aveva perfettamente senso.

Perché Kurt Angle è considerato uno dei migliori

L’oro olimpico rende Kurt Angle unico.

Ma non spiega completamente la sua grandezza.

La vera differenza era la capacità di fare tutto.

Tecnica.

Intensità.

Comedy.

Promo.

Storytelling.

Main event.

Match estremi.

Angle poteva farti ridere durante un segmento nel backstage e, mezz’ora dopo, entrare sul ring dando l’impressione di poter realmente spezzare la caviglia dell’avversario.

Non molti wrestler riescono a essere credibili in entrambi i mondi.

Kurt Angle sì.

Ed è forse questa la sua eredità più importante.

Il punto di ParruccoTV

Kurt Angle rappresenta uno dei più strani paradossi nella storia della WWE.

Era probabilmente uno degli uomini che avevano meno bisogno del wrestling professionistico per dimostrare di essere un atleta vero.

Aveva già vinto ciò che qualsiasi lottatore dilettantistico sogna:

una medaglia d’oro olimpica.

Eppure entrò in WWE e decise di ricominciare praticamente da zero.

Dovette imparare a parlare davanti a una telecamera.

A interpretare un personaggio.

A far ridere.

A farsi odiare.

A raccontare una storia attraverso un match.

E imparò tutto con una velocità impressionante.

Alla fine la medaglia olimpica diventò quasi soltanto una parte del personaggio.

Perché Kurt Angle riuscì in qualcosa di ancora più difficile:

fare in modo che la gente smettesse di considerarlo semplicemente “quello che aveva vinto le Olimpiadi”.

Era diventato Kurt Angle.

Uno dei migliori wrestler della sua generazione.

Uno dei più completi della storia WWE.

E probabilmente l’unico uomo capace di entrare in un’arena mentre ventimila persone gli urlavano “YOU SUCK!”

e farlo sembrare un’onorificenza.

Oh, it’s true.

It’s damn true.

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