Dalla clamorosa rimonta della Planche des Belles Filles all’ingresso nel “club dei 5”, tutti i trionfi in giallo del campione sloveno
Che Tadej Pogačar fosse un predestinato lo si poteva intuire fin dagli esordi nel 2019, quando era un 20enne capace di arrivare terzo in una Vuelta vincendo tre tappe. Il sospetto è diventato una certezza l’anno successivo, quando è diventato il secondo più giovane di sempre a vincere un Tour de France. I suoi cinque trionfi nella Grande Boucle, roba che per chiunque altro varrebbe una carriera intera, rappresentano solo una parte del suo straordinario palmarès. In attesa di vedere quali altri traguardi riuscirà a conquistare, ecco una classifica per rivivere i suoi trionfi in Giallo.
5- Tour de France 2021
Fa specie pensare che un Tour vinto a 22 anni con oltre 5′ di vantaggio, impreziosito da 3 vittorie di tappa, possa oggi sembrare quasi banale. Se è vero che ripetersi è più difficile che vincere, Pogačar non ha ricevuto il promemoria. Dopo l’impresa dell’anno precedente, Tadej si presenta al via coi favori del pronostico. Il rivale più accreditato è sempre il connazionale Primož Roglič, che però finisce fuori gara prima che la battaglia vera possa iniziare. Già coinvolto nella maxi-caduta del primo giorno, causata dal cartellone di una spettatrice, “l’altro” sloveno finisce di nuovo a terra nella terza tappa, perdendo oltre 1′. Le botte subite si fanno sentire nella settima tappa, dove Primož paga più di 3′. Roglič crolla definitivamente nella prima tappa di montagna, l’ottava, naufragando a oltre mezz’ora e abbandonando il Tour. Nel frattempo, sotto una pioggia da tregenda, Pogačar fa il vuoto sul Col de la Colombière. Al traguardo di Le Grand-Bornard Tadej è 4°, ma guadagna 3’20” al gruppetto dei rivali, vestendo la Maglia Gialla che porterà fino a Parigi. Per il resto del Tour Pogačar controlla il vantaggio senza troppi patemi, vincendo le ultime frazioni pirenaiche in cima al Col du Portet e Luz Ardiden, che si aggiungono alla crono vinta nella quinta tappa. L’unico piccolo momento di difficoltà arriva nella tappa con la doppia scalata al Mont Ventoux, dove un ancora semi-sconosciuto Jonas Vingegaard riesce a staccarlo poco prima del secondo scollinamento. Il danese, che verrà poi ripreso nella discesa, chiuderà il Tour 2° a 5’20” da Pogačar…l’antipasto di una delle rivalità più importanti dell’era moderna.

4- Tour de France 2025
Dopo un 2024 che lo ha visto entrare in una nuova dimensione, Pogačar torna sulle strade del Tour per confermarsi dominatore incontrastato. L’amico-nemico Vingegaard, a differenza di 12 mesi prima, si presenta anche lui al via con una preparazione ottimale; per la prima volta dopo due anni sono entrambi al top della condizione. Le aspettative sono alte, e le prime tappe gettano ulteriore benzina sul fuoco. Le prime giornate sono vallonate ed esplosive, il terreno di caccia ideale per Pogačar. Il campione del mondo mette a segno due vittorie, a Boulogne-sur-Mer e sul Mûr-de-Bretagne. Vingegaard non demorde e anzi, rimane costantemente incollato alla ruota dello sloveno, pur pagando oltre 1′ dal rivale nella crono. Si arriva così alla scalata all’Hautacam. La salita di Lourdes era stata teatro nel 2022 del crollo definitivo di Pogačar, stroncato dal ritmo di un super Van Aert, che lanciò Vingegaard verso la vittoria. Per Tadej l’obiettivo è chiaro: vendetta. La UAE impone un ritmo micidiale, con uno scatto bruciante di Narváez che stronca gli avversari. Pogačar si invola in solitaria a 12 km dalla vetta; Vingegaard prova a resistere, sembra quasi avere la forza di rientrare. Quel giorno però Tadej è in stato di grazia, e pedalata dopo pedalata scava una voragine alle sue spalle. Alla fine saranno 2’10” a separare i due. Il giorno dopo Pogačar concede il bis nella cronoscalata di Peyragudes. Vingegaard prova in tutti i modi a riaprire la corsa, in particolare sul Ventoux con ripetuti attacchi, ma è tutto inutile. Nonostante un problema al ginocchio nelle ultime tappe, lo sloveno riesce ad arrivare fino a Parigi con un vantaggio di 4’24” sul danese, conquistando la quarta Boucle della carriera.
3- Tour de France 2026
Da qui in poi, questa classifica diventa incredibilmente difficile da stilare. Il Tour 2026 rimarrà nella storia come quello del record eguagliato di 5 vittorie, e forse è stato anche quello più dominato da Pogačar. Il bilancio finale parla di cinque tappe vinte, ed in altre tre occasioni Tadej ha “regalato” la gloria di giornata ad altri, per aiutare il compagno Del Toro. In questo trionfo da record spiccano due giornate in particolare. La prima è la sesta tappa, con la scalata al Tourmalet. Con quella che una volta si chiamava “azione d’altri tempi”, tempi che Pogačar ha riportato di moda, il campione del mondo ha staccato tutti a 4 km dalla vetta, e ha pennellato la successiva discesa lanciandosi in una fuga solitaria di 42 km. Vingegaard ha pagato 2’38”, tutti gli altri praticamente 3′. L’altra perla che rimarrà nella memoria di tutti sarà senza dubbio la scalata dell’Alpe d’Huez. Il quinto Tour era ormai in ghiaccio, complice anche il ritiro di Vingegaard, e con la squadra decimata da un virus, chiunque altro avrebbe probabilmente scelto la via della gestione. Ma Tadej Pogačar è diverso da tutti gli altri, e quel giorno voleva a tutti i costi lasciare la sua firma sulla montagna più famosa di Francia, che ancora mancava alla sua personale cineteca. Lasciata la compagnia dei rivali a oltre 12 km dalla vetta, Tadej ha rimontato oltre 3′ alla fuga di giornata, mettendo a segno una delle sue vittorie più belle. L’innata capacità di dare spettacolo, la continua fame di vittorie e voglia di imprese, tutto questo è riassunto perfettamente nella vittoria che ha sigillato il quinto Tour del Cannibale moderno.

2- Tour de France 2024
Sembra incredibile pensarlo ora, ma una volta era diffusa l’opinione che Pogačar non avrebbe più vinto un Tour de France. Nel 2022 il marziano di Komenda si era riscoperto umano, mandato in crisi sul Granon da Vingegaard e Roglič, che lo sfiancarono con continui scatti e controscatti sul Galibier. Pogačar provò in tutti i modi a riaprire i giochi, ma Vingegaard non si fece mai staccare e sigillò la vittoria finale sull’Hautcam. Nel 2023 i due diedero vita a uno dei duelli più spettacolari e serrati della storia recente, arrivando al secondo giorno di riposo divisi da soli 10″. In due giorni però Vingegaard rifilò a Pogačar una vera e propria umiliazione: prima la cronometro di Combloux, vinta dal danese di 1’38”; poi la crisi di Pogačar sul Col de la Loze, in cui perse ben 6′. “I’m gone, I’m dead”; queste parole devono essere risuonate nella testa di Tadej per un inverno intero. Spronato dalle sconfitte, il campione sloveno ha rivisto totalmente il suo approccio, cambiando allenatore e puntando ad un’impresa che molti ritenevano impossibile nel ciclismo moderno: la doppietta Giro-Tour. Dominata la Corsa Rosa, Pogačar si presenta in Francia per cercare la propria rivincita. Già nella quarta tappa, con la scalata al Galibier e l’arrivo a Valloire, Tadej stacca tutti e si riveste di Giallo. Nella 11° tappa Pogačar prova l’affondo, su un tracciato che sembra disegnato apposta per lui. La Maglia Gialla attacca a oltre 30 km dall’arrivo, sembra tutto fatto per un’altra impresa delle sue…finché Vingegaard non lo raggiunge e lo batte in volata. Alla vigilia dei Pirenei Jonas è dunque a solo 1’14”, e lo spettro di un’altra beffa inizia a farsi concreto. La risposta di Pogačar è una strepitosa doppietta negli arrivi in salita di Pla d’Adet e Plateu de Beille, che portano il suo vantaggio oltre i 3′. La vittoria finale viene consolidata nelle ultime tre tappe, tutte vinte da Pogačar, che fa suoi gli ultimi due arrivi in salita e la crono conclusiva di Nizza. Sei tappe vinte al Giro, sei tappe vinte al Tour, la doppietta che mancava da Pantani 1998 è servita.

1- Tour de France 2020
La prima volta non si scorda mai. Pogačar arriva al Tour 2020 come uno dei debuttanti più attesi nella storia della Grande Boucle. Forte del terzo posto alla Vuelta 2019, il giovanissimo sloveno è uno dei favoriti quantomeno a lottare per i primi 5 posti, magari anche per il podio. I favoriti per la vittoria invece sono soprattutto il campione uscente Egan Bernal e l’altro sloveno, Primož Roglič. Proprio quest’ultimo vince il primo arrivo in salita ad Orcières-Merlette, davanti a Pogačar. Il Tour di Tadej prende la piega sbagliata nella settima tappa, quando il vento ed i ventagli gli costano 1’21”. Pogačar reagisce immediatamente nelle due frazioni successive, recuperando 40″ sul traguardo di Loudenvielle e vincendo il giorno dopo a Lauruns. Questa volta è lui a battere Roglič allo sprint, ma è il connazionale a vestire la Maglia Gialla. Da lì la corsa procede senza eccessivi scossoni, rivelandosi una contesa molto equilibrata tra i due sloveni. Pogačar vince di nuovo in volata contro Roglič al Grand Colombier, nel giorno del ritiro di Bernal, tormentato da problemi alla schiena. Roglič, pur battuto da Miguel Angel Lopez, stacca Pogačar di 15″ sul Col de la Loze, portando il proprio vantaggio a 57″. Ormai i giochi sembravano fatti. L’ultima tappa per poter ridisegnare la classifica prima di Parigi era infatti una cronometro, specialità nella quale Roglič era in quel momento tra i migliori al mondo. Si tratta tuttavia di una crono dal disegno molto particolare, con 30 km sostanzialmente pianeggianti prima di affrontare la scalata alla Planche des Belles Filles. Fin dai primi km, teoricamente più congeniali a Roglič, Pogačar è in vantaggio. Ai piedi della salita i due sono virtualmente pari in classifica, e sui 6 km di scalata il distacco tra i due si dilata sempre di più. Quella che sembrava poco più che una formalità per Roglič si trasforma in un calvario, Pogačar vince la tappa e ribalta il Tour de France: il ciclismo entra in nuova era.

