Triple H: l’uomo che ha giocato praticamente ogni ruolo possibile nella WWE
Ci sono wrestler che diventano campioni.
Altri diventano leggende.
Qualcuno, dopo essersi ritirato, continua a lavorare dietro le quinte.
Poi c’è Triple H.
Perché raccontare la storia di Paul Levesque significa raccontare quasi trent’anni di WWE da prospettive completamente diverse.
È stato il ragazzo aristocratico che nessuno avrebbe immaginato come futuro volto della compagnia.
È stato uno dei ribelli della D-Generation X.
È diventato The Game.
Il Cerebral Assassin.
Il King of Kings.
Ha guidato Evolution.
Ha combattuto contro praticamente tutte le più grandi superstar della sua generazione.
Poi ha tolto gli stivali.
Ed è passato dall’altra parte.
Oggi non deve più vincere il WWE Championship.
È uno degli uomini che decide quale sarà il futuro della WWE.
E pensare che tutto era cominciato con un personaggio che beveva il tè e faceva inchini.
Prima di The Game c’era Hunter Hearst Helmsley
Paul Michael Levesque nasce il 27 luglio 1969 nel New Hampshire.
La passione per il bodybuilding lo porta progressivamente verso il wrestling professionistico.
Dopo gli inizi e una parentesi in WCW, nel 1995 arriva in WWF.
Ma non si chiama ancora Triple H.
Il personaggio è Hunter Hearst Helmsley.
Un aristocratico del Connecticut.
Elegante.
Snob.
Convinto di appartenere a una classe sociale superiore praticamente a chiunque altro.
È molto lontano dall’uomo con il martello che conosceremo successivamente.
Il debutto WWF arriva nel 1995 e inizialmente la sua carriera procede senza particolari esplosioni.
Poi accade qualcosa.
O meglio…
incontra qualcuno.

Shawn Michaels e la nascita della D-Generation X
Nel backstage Levesque entra nel gruppo di amici conosciuto come The Kliq, insieme a Shawn Michaels, Kevin Nash, Scott Hall e Sean Waltman.
Ma è soprattutto il rapporto con Michaels a diventare fondamentale.
Nel 1997 nasce una delle stable più importanti della storia WWE:
D-Generation X.
Shawn Michaels.
Triple H.
Chyna.
Rick Rude nella prima formazione.
La DX è volgare.
Provocatoria.
Irriverente.
Prende in giro praticamente tutto e tutti.
Ed è esattamente ciò di cui la WWF ha bisogno mentre sta entrando nell’Attitude Era.
Quando Michaels deve allontanarsi dal ring nel 1998, Triple H prende il controllo della DX.
Arrivano X-Pac e i New Age Outlaws.
E il vecchio aristocratico del Connecticut ormai è praticamente scomparso.
Sta nascendo qualcosa di molto più importante.

Quando Hunter diventò The Game
Alla fine degli anni Novanta Triple H cambia ancora.
Capelli lunghi.
Barba.
Fisico sempre più imponente.
Il tono diventa più serio.
Il personaggio più aggressivo.
E compare un soprannome destinato a seguirlo per sempre:
The Game.
Non è più soltanto uno dei membri della DX.
Vuole essere l’uomo principale della compagnia.
Il 23 agosto 1999 sconfigge Mankind e conquista per la prima volta il WWE Championship.
Da quel momento Triple H entra definitivamente nel main event.
E soprattutto sviluppa quella versione del personaggio che molti ricordano ancora oggi.
Freddo.
Calcolatore.
Spietato.
Non necessariamente il più forte.
Ma spesso quello che aveva già pensato alla mossa successiva.
Nasce il Cerebral Assassin.
The Rock contro Triple H
Se vogliamo capire quanto Triple H sia stato importante durante l’Attitude Era, basta guardare uno dei suoi principali avversari.
The Rock.
I due crescono quasi parallelamente.
Prima si affrontano per titoli secondari.
Poi diventano leader di due fazioni.
Infine arrivano al vertice della compagnia.
E quando Stone Cold Steve Austin rimane lontano per infortunio, Rock e Triple H diventano due degli uomini attorno ai quali ruota buona parte della WWF.
Le loro rivalità attraversano diversi anni e differenti versioni dei personaggi.
Ma funzionano perché rappresentano due mondi opposti.
The Rock è esplosivo.
Carismatico.
Imprevedibile.
Triple H è metodico.
Calcolatore.
Cerebrale.
Ed è proprio quella contrapposizione a renderli perfetti.

Il 2001 e l’infortunio che poteva cambiare tutto
Nel maggio 2001 Triple H combatte insieme a Stone Cold contro Chris Jericho e Chris Benoit.
Durante il match succede qualcosa di terribile.
Triple H si strappa completamente il quadricipite.
Un infortunio gravissimo.
Eppure continua a combattere.
Porta addirittura a termine il match.
Poi sparisce.
Riabilitazione.
Mesi lontano dal ring.
Per un wrestler nel pieno della propria carriera è un momento devastante.
Ma il ritorno diventa uno dei più memorabili della sua storia.
7 gennaio 2002.
Madison Square Garden.
Parte “The Game” dei Motörhead.
Il pubblico esplode.
Triple H è tornato.
Poche settimane dopo vince la Royal Rumble.
A WrestleMania X8 batte Chris Jericho.
E diventa Undisputed WWE Champion.
Poi arrivò Evolution
Nel 2003 Triple H cambia nuovamente pelle.
Questa volta non è soltanto un wrestler.
Diventa il leader.
Nasce Evolution.
Ric Flair rappresenta il passato.
Triple H il presente.
Randy Orton e Batista il futuro.
Un concetto semplicissimo.
E tremendamente efficace.
Evolution domina RAW.
A un certo punto i quattro membri riescono persino a controllare contemporaneamente tutti i principali titoli disponibili nel roster.
Ma dietro la stable c’è anche qualcosa di molto interessante visto con gli occhi di oggi.
Triple H sta facendo esattamente ciò che farà molti anni dopo dietro le quinte:
prendere giovani talenti e aiutarli a diventare protagonisti.
Randy Orton diventerà campione mondiale.
Batista diventerà campione mondiale.
E proprio Batista finirà per distruggere Evolution.

Batista dice di no
Royal Rumble 2005.
Batista vince.
Adesso deve scegliere quale campione affrontare a WrestleMania 21.
Triple H cerca di convincerlo ad andare a SmackDown.
Il motivo è abbastanza evidente.
Non vuole affrontarlo.
Batista scopre il piano.
Arriva la firma del contratto.
Triple H pensa di avere ancora il controllo.
Batista guarda il contratto.
Poi guarda Triple H.
Pollice su.
Pausa.
Pollice giù.
Batista sceglie Triple H.
La rivalità culmina a WrestleMania 21, dove Batista sconfigge il proprio mentore e conquista il World Heavyweight Championship.
Evolution aveva raggiunto esattamente lo scopo per cui era nata.
Il futuro aveva sconfitto il presente.
Quattordici volte campione mondiale
Nel corso della carriera Triple H costruisce uno dei palmarès più importanti della storia WWE.
WWE lo accredita come 14 volte campione mondiale.
A questo si aggiungono titoli Intercontinentali, Europei e di coppia, il King of the Ring 1997 e due Royal Rumble vinte, nel 2002 e nel 2016.
Ma limitare Triple H alle cinture sarebbe un errore.
Perché una parte enorme della sua eredità è composta dagli avversari.
The Rock.
Stone Cold Steve Austin.
Mick Foley.
Shawn Michaels.
Chris Jericho.
Batista.
Randy Orton.
John Cena.
Brock Lesnar.
Roman Reigns.
E naturalmente…
The Undertaker.
Triple H contro Undertaker
WrestleMania 27.
Triple H vuole fare qualcosa che nessuno è ancora riuscito a fare:
interrompere la Streak di Undertaker.
No Holds Barred.
Il match è violentissimo.
Triple H utilizza praticamente tutto.
Pedigree.
Sedie.
Martello.
Undertaker resiste.
Alla fine Triple H rimane intrappolato nella Hell’s Gate.
Cede.
Ma la storia non finisce lì.
Un anno dopo si affrontano ancora.
WrestleMania 28.
Hell in a Cell.
Shawn Michaels arbitro speciale.
“End of an Era”.
È uno dei momenti che meglio rappresentano una generazione WWE che lentamente sta arrivando alla conclusione.

Triple H e Shawn Michaels: amici, nemici, fratelli
E poi c’è Shawn Michaels.
Probabilmente nessun’altra persona è così intrecciata alla carriera di Triple H.
Sono stati amici.
Compagni nella DX.
Nemici.
Si sono distrutti sul ring.
Poi sono tornati insieme.
Nel 2006 la D-Generation X rinasce e i due tornano a provocare la WWE esattamente come anni prima.
Solo con qualche anno in più sulle spalle.
E forse un po’ meno prudenza di quanto l’età avrebbe consigliato.
La DX finirà anche per conquistare i titoli di coppia.
La loro amicizia attraverserà praticamente l’intera carriera di entrambi.
Dal ring alla scrivania
A un certo punto succede qualcosa che cambia completamente la percezione di Triple H.
Le apparizioni sul ring diminuiscono.
Paul Levesque comincia ad avere sempre più responsabilità dietro le quinte.
E uno dei suoi progetti più importanti si chiama:
NXT.
Sotto la sua guida, NXT diventa molto più di un semplice territorio di sviluppo.
Costruisce una propria identità.
Una propria fanbase.
E soprattutto diventa una fabbrica di talenti.
WWE attribuisce al lavoro di Levesque e del suo team un ruolo nello sviluppo di nomi come Charlotte Flair, Becky Lynch e Rhea Ripley, oltre a moltissimi altri.
Il wrestler che un tempo cercava di impedire a Batista e Randy Orton di superarlo…
adesso lavora per costruire quelli destinati a farlo.
Il giorno in cui Triple H lasciò gli stivali sul ring
Nel 2021 Paul Levesque affronta un grave problema cardiaco.
La carriera sul ring non può continuare.
Nel marzo 2022 annuncia ufficialmente il ritiro.
Poi arriva WrestleMania 38.
Triple H entra nell’arena.
Sale sul ring.
Ringrazia il pubblico.
E lascia i suoi stivali al centro.
Niente Pedigree.
Niente martello.
Niente titolo.
Solo un paio di stivali.
The Game è finito.
Almeno sul ring.
Ma la storia di Triple H non finisce
Ed è qui che la sua storia diventa differente da quasi tutte quelle che abbiamo raccontato nella rubrica.
Paul Levesque diventa Chief Content Officer della WWE e assume la guida delle operazioni creative della compagnia.
In pratica l’uomo che per decenni aveva interpretato le storyline…
ora contribuisce a decidere quali storyline verranno raccontate.
Nel 2025 arriva poi un altro riconoscimento.
Triple H entra individualmente nella WWE Hall of Fame.
Era già stato introdotto nel 2019 come membro della D-Generation X.
Ora entra anche come Paul “Triple H” Levesque.
Due carriere.
Quasi due vite.
E la seconda non è ancora finita.
Il punto di ParruccoTV
La cosa più interessante di Triple H è che probabilmente possiamo dividere la sua carriera in fotografie.
Hunter Hearst Helmsley.
L’aristocratico.
D-Generation X.
Il ribelle.
The Game.
Il campione.
Cerebral Assassin.
Il cattivo che sembrava avere sempre un piano.
Evolution.
Il leader.
King of Kings.
La leggenda.
E infine:
Paul Levesque.
L’uomo dietro la WWE.
Pochissime persone hanno avuto la possibilità di osservare questo business da così tante prospettive.
Triple H è stato quello che cercava di arrivare al main event.
Poi quello che dominava il main event.
Poi quello che aiutava altri ad arrivarci.
E oggi è tra quelli che devono decidere chi sarà pronto a farlo domani.
Può piacere.
Può non piacere.
E alcune fasi della sua carriera continueranno probabilmente a dividere i fan per sempre.
Ma c’è una cosa difficile da discutere.
Quando Paul Levesque arrivò in WWF nel 1995 interpretava un aristocratico del Connecticut.
Trent’anni dopo è diventato uno degli uomini più influenti nella storia moderna della compagnia.
Alla fine aveva ragione lui.
It’s all about The Game.
