Pogačar scrive la storia conquistando la quinta Maglia Gialla, Van der Poel regala spettacolo a Parigi e tutti i protagosti della 113° Grande Boucle
Il Tour de France 2026 è giunto alla sua conclusione, con il tradizionale traguardo degli Champs-Élysées di Parigi. Come fatto in occasione del primo e secondo giorno di riposo, andiamo a riassumere i temi ed i protagonisti principali della Grande Boucle numero 113.
1- Tadej Pogačar conquista il suo quinto Tour de France
Anche questa volta non possiamo non partire da lui, il mattatore incontrastato di queste tre settimane, Tadej Pogačar. Il campione del mondo è stato semplicemente perfetto dal primo all’ultimo giorno. La sua quinta Maglia Gialla, ennesimo record di una carriera già leggendaria, non è mai stata veramente in discussione. In questa ultima settimana di gara Pogi ha principalmente gestito la situazione, mettendosi di nuovo generosamente a disposizione dell’amico Del Toro, che gli deve buona parte del suo terzo posto. Tutto ciò sarebbe ampiamente bastato per portare a casa il successo finale, ma Pogačar non si accontenta mai e ci ha regalato una delle sue perle più pregiate nella scalata all’Alpe d’Huez. Nel repertorio di Tadej la montagna simbolo della Francia mancava ancora all’appello, ed ecco allora che lo sloveno ha trasformato la 19° tappa nella sua personalissima cronoscalata. Il campione del mondo ha attaccato praticamente ai piedi della salita, recuperando con un ritmo da marziano oltre 3 minuti alla testa della corsa. Ha staccato gli ultimi sopravvissuti Carapaz e Martinez all’imbocco dell’ultimo km, involandosi verso la vittoria numero 26 sulle strade del Tour. Ci ha riprovato anche a Parigi sulla salita di Montmatre, ma ha dovuto cedere ad un Van der Poel in giornata di grazia. Poco male, il club dei 5 Tour accoglie un nuovo membro dopo Anquetil, Merckx, Hinault ed Indurain.
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2- Il miglior Evenepoel di sempre
C’è chi dice che il secondo sia solo il primo degli sconfitti, ma siamo sicuri che Remco Evenepoel non sarebbe d’accordo. Nell’avvicinamento al Tour si è molto parlato dei cambiamenti nella preparazione del belga, in particolare dei chili persi per essere più performante in salita. Nei primi giorni Evenepoel ha alternato prestazioni incoraggianti a momenti di apparente difficoltà. Sul Tourmalet era sembrato quasi sul punto di crollare, come successe già l’anno scorso, così come nella tappa di Le Lioran non era parso particolarmente brillante. In entrambi i casi è riuscito però a limitare i danni alla grande, piazzandosi rispettivamente 4° e 2°. Remco ha così dimostrato una buona condizione di fondo e una grande tenuta mentale, in passato uno dei suoi punti deboli, e col passare dei giorni è andato in crescendo. La vittoria di Solaison, per quanto propiziata da un Pogačar più passivo del solito, è stata una grande iniezione di fiducia, dimostrando che la preparazione stava dando i propri frutti. Vinta anche la successiva cronometro, Evenepoel ha tenuto una ottima condizione anche sulle Alpi, staccando nuovamente tutti gli altri pretendenti al podio sull’Alpe d’Huez, e sfiorando la vittoria anche nell’ultimo tappone alpino, chiuso al 2° posto. È mancata la controprova del confronto con Vingegaard nella terza settimana, ma il campione fiammingo può dirsi più che soddisfatto del proprio Tour.
3- La bella gioventù: Del Toro completa il podio, la Francia sorride, il crollo di Ayuso
Alle spalle dei due campioni del mondo regnanti, la classifica di questo Tour ci regala uno sguardo al futuro. Il podio è stato completato da Isaac del Toro. Il messicano, al debutto al Tour de France, ha fatto sua anche la Maglia Bianca di miglior giovane. Alle spalle del Torito si è piazzato il teenager più forte del mondo, quel Paul Seixas che non smette di stupire per l’enorme talento, determinazione e maturità con cui affronta ogni corsa. Poco male se il suo tentativo di assalto al podio nella 20° tappa è finito per rivelarsi un boomerang, va applaudito per il coraggio e farà tesoro dell’esperienza, il futuro è tutto dalla sua parte. Al 5° posto troviamo poi, un po’ a sorpresa, Lenny Martinez. Il francese classe 2003 non aveva mai brillato per continuità di rendimento sulle tre settimane, ma in questo Tour è andato addirittura in crescendo, sfiorando anche la vittoria sull’Alpe d’Huez. Il grande sconfitto in questa “corsa nella corsa” della nuova generazione è stato invece Juan Ayuso. Lo spagnolo aveva lasciato la UAE di Pogačar, non senza qualche polemica, per inseguire le proprie aspirazioni personali. Ma dopo una partenza promettente, il catalano è crollato sempre di più; ritrovandosi non solo incapace di seguire i propri rivali, ma addirittura sopravanzato nelle gerarchie interne dal sorprendente Mattias Skjelmose, 6° in classifica.

4- Carapaz e l’arte del grimpeur, Pedersen e il cuore del campione
A conquistare le altre due maglie di questo Tour, troviamo corridori di grande classe e coraggio. La Maglia a Pois di miglior scalatore è stata conquistata da Richard Carapaz. La locomotora del carchi si è reso protagonista di una seconda parte di Tour sontuosa. Dopo aver sfiorato la vittoria a Le Lioran e Le Markestein, l’ecuadoriano ha finalmente centrato la fuga buona Orcières-Merlette. Nella scalata all’Alpe d’Huez è stato poi l’ultimo ad arrendersi alla rimonta di Pogačar, chiudendo al 3° posto. Infine, a chiudere una tre giorni alpina da incorniciare, è arrivata la seconda vittoria. Conquistando le vette della Croix de Fer, del Télégraphe e del Galibier ha messo al sicuro la Maglia a Pois; poi nel pazzesco finale ha approffittato della doppia caduta di Sepp Kuss per andare a sigillare la doppietta, impreziosita anche dall’8° posto in classifica generale. Un Tour de France mitico per uno degli ultimi grandi scalatori puri, capace di incendiare ogni salita coi suoi scatti brucianti. Altrettanto spettacolare è stato il Tour di Mads Pedersen, che ha conquistato la Maglia Verde della classifica a punti. Il danese era sembrato sul punto di crollare, dopo che la vittoria di Philipsen nella 17° tappa aveva ridotto a soli 7 punti il suo vantaggio. Proprio quando tutto sembrava perduto, l’ex campione del mondo ha trovato nuove energie ed è riuscito a conquistare i traguardi volanti delle tappe alpine, addirittura attaccando sulla Croix de Fer, lui che di certo non è uno scalatore. Spesso un po’ dimenticato in mezzo a una generazione di fenomeni, in queste tre settimane a suon di fughe ha ricordato a tutti il proprio valore.

5- Montmatre regala spettacolo, la nuova vita della “passerella” di Parigi
Per il secondo anno consecutivo, la tappa finale di Parigi ha regalato grande spettacolo grazie all’aggiunta della salita di Montmatre al tradizionale tracciato dei Campi Elisi. Dopo l’anno sabbatico dovuto alla concomitanza delle Olimpiadi, che avevano spostato l’arrivo del Tour a Nizza, il ritorno nella capitale con questo nuovo percorso è diventato un istant classic. Non ce ne vogliano i velocisti, ma questo nuovo percorso sembra decisamente destinato a durare nel tempo. Dopo il numero di Wout Van Aert di 12 mesi fa, capace di staccare di ruota Pogačar, questa volta è stato il turno di Mathieu Van der Poel. L’olandese ha resistito al primo affondo della Maglia Gialla al penultimo giro, prima di scatenarsi all’ultimo passaggio. Rimasto da solo con Pogačar in cima alla salita, Van der Poel è riuscito a beffare il gruppo in un finale mozzafiato, resistendo per mezza bicicletta alla rimonta dei velocisti, in quella che entra di diritto tra le imprese più belle e spettacolari della sua maestosa carriera.
Il Tour de France 2026 va dunque in archivio. La Grande Boucle numero 113 consegna agli annali un nuovo record per Pogačar, e lascia nella memoria degli appassionati numerose imprese firmate da tutto il meglio che il ciclismo mondiale ha da offrire. L’appuntamento è già fissato per l’anno prossimo, qualcuno riuscirà a mettersi tra il Cannibale dei nostri giorni ed una sesta Maglia Gialla? Non ci resta che aspettare…
