Dall’ennesimo show di Pogačar alla canicola che tormenta il gruppo, tutto quello che ci hanno raccontato le prime nove tappe della Grande Boucle
Il Tour de France 2026 è giunto al suo primo giorno di riposo, dopo una prima settimana che, dopo la Grand Départ di Barcellona, ha visto il gruppo assaggiare le prime montagne pirenaiche e portarsi fino ai piedi del massiccio centrale. Prima di tuffarsi nelle emozioni della tappa del 14 luglio, è il momento giusto per fermarci e riflettere su quello che ci hanno raccontato queste prime nove tappe.
1- Pogačar è già padrone
Il favorito numero uno, il Cannibale dei nostri giorni Tadej Pogačar, non ha disatteso le aspettative: 3° con la sua UAE Emirates XRG nella cronosquadre inaugurale, 2° nella seconda tappa barcellonese per “regalare” il successo allo scudiero Del Toro, prima di ritrovare la vittoria e la Maglia Gialla nella terza frazione. Ma è nella sesta tappa, la prima “vera” di montagna con la scalata al Tourmalet, che Pogačar ha confezionato il suo capolavoro. Dopo aver prestato per un paio di giorni il simbolo del primato al norvegese Torstein Træen, il campione del mondo si è scatenato. Dopo aver messo alla frusta la squadra, si è involato in solitaria a 43 km dalla conclusione, demolendo la salita prima ancora degli avversari. Si è poi lanciato in picchiata come un falco nella discesa, ed ha aperto sempre più la voragine alle proprie spalle nella salita che portava al traguardo di Gavarnie-Gevre. Il bollettino di guerra è stato pesantissimo per i rivali dello sloveno: un pur ottimo Vingegaard ha pagato 2’40”, mentre ancora più staccati (2’59”) tutti gli altri possibili avversari, con addirittura Del Toro che ha portato via gli abbuoni per il terzo posto. È chiaramente presto per parlare di Tour già finito, ma la supremazia del campione del mondo sembra più indiscutibile che mai.

2- Vingegaard e gli altri, chi può provare a fermare Tadej?
Chi può cercare di ribaltare la situazione? L’indiziato principale è sempre il danese Jonas Vingegaard. L’unico essere umano in grado di battere, ben due volte, Pogačar al Tour, punta quest’anno alla doppietta col Giro, e arrivava all’appuntamento più carico che mai. Dopo le battagliere dichiarazioni della vigilia, l’aver ritrovato la Maglia Gialla nella cronosquadre inaugurale poteva sembrare il preludio ad una lotta più accesa rispetto al recente passato…poi è arrivata la doccia gelata del Tourmalet. Il danese rimane convinto di poter lottare, ed è pure vero che in cima alla montagna principe dei Pirenei il distacco dall'”alieno” Pogačar era di soli 30”, ma trovarsi già a quasi 3’ di ritardo non è sicuramente l’ideale. Anche perché, classifica alla mano, Vingegaard deve guardarsi le spalle da una folta schiera di pretendenti al podio. Il pericolo pubblico numero uno è la “mina vagante” Isaac Del Toro, fedelissimo “ultimo uomo” di Pogačar, che ha già sfiorato la vittoria del Giro 2025 ed ha intenzione di giocarsi le sue carte alle spalle del capitano. Ci sono poi Lipowitz ed Evenepoel, le due punte della Red Bull-Bora, già terzi rispettivamente uno e due anni fa, ma che stanno dimostrando una certa insofferenza a coesistere nella stessa squadra. Infine anche lo spagnolo Juan Ayuso, libero di essere capitano unico lontano dalla UAE, ha dimostrato una buona condizione sul Tourmalet, così come la grande speranza francese, il giovanissimo Paul Seixas. “L’angelo di Lione” per ora ha corso in maniera piuttosto abbottonata, cercando di fare esperienza e rimanere fuori dai guai, ma se dovesse mantenere la buona gamba mostrata sulle rampe più dure del Tourmalet, potremmo stare certi che proverà ad animare la corsa.

3- La UAE Emirates più forte di sempre?
Il grosso problema per gli avversari di Pogačar, forse anche più del doversi misurare col corridore più forte dell’era moderna, è la squadra del fenomeno sloveno. Lontani sono i giorni in cui Pogačar si ritrovava accerchiato nelle tappe più impegnative dagli avversari mentre la sua formazione si squagliava come neve al sole. La UAE Emirates vista in questa prima settimana è semplicemente una corazzata inarrestabile. Archiviata la “delusione” della cronosquadre, chiusa comunque al terzo posto, la doppietta Del Toro-Pogačar del giorno dopo ha subito rimesso le cose in chiaro, e da lì la formazione emirantina ha fatto quello che voleva. La massima dimostrazione di strapotere è stata la già citata sesta tappa; prima l’Aspin e poi il Tourmalet sono stati spianati dal ritmo forsennato imposto già dai “passisti” Politt, Vermeersch e Wellens, e soprattutto da McNulty, Grosschatner, Yates e Del Toro, che hanno disintegrato il gruppo e fornito il trampolino perfetto per l’affondo letale di Tadej. Se la formazione emirantina dovesse confermarsi su questi livelli anche nelle prossime due settimane, provare a scalfire la leadership di Pogačar sarebbe una missione praticamente impossibile.

4- Le volate di Merlier ed il riscatto di Van der Poel
Per quanto riguarda il Tour dei velocisti e cacciatori di tappe, l’MVP di questa prima settimana va al belga Tim Merlier. Il velocista della Soudal Quickstep ha infilato infatti una strepitosa doppietta, dando ai colleghi una vera e propria lezione quanto a capacità di lettura delle volate, nonostante un “treno” non sempre perfetto. L’unica altra volata di gruppo ha visto la prima vittoria al Tour di Olav Kooij, mentre Mads Pedersen ha messo importante fieno in cascina per la Maglia Verde grazie alla vittoria nella quarta tappa e le numerose fughe per i traguardi volanti. Ma, non ce ne vogliano i corridori citati fin qui, la tappa più bella l’ha vinta il redivivo Mathieu Van der Poel nella nona frazione, al termine di una corsa mozzafiato dall’inizio alla fine. Dopo una primavera sottotono per i suoi eccellentissimi standard, e qualche dubbio sulla sua condizione sollevato dalle sbavature nel lanciare le volate di Philipsen, la risposta è stata quella dei grandi campioni: l’Olandese Volante non ha ancora intenzione di imboccare il viale del tramonto.

5- Il grande caldo rischia di influenzare la corsa?
L’ultimo tema che ci ha consegnato questa prima settimana di gara, è uno purtroppo familiare a tutti noi anche nella quotidianità. La continua ondata di calore che sta investendo l’Europa non risparmia nemmeno il Tour, coi corridori che non hanno mancato di sottolineare le condizioni estreme a cui vengono sottoposti quotidianamente. “Non penso di aver mai affrontato una corsa così dura in un caldo così” ha detto ad esempio Tom Pidcock; “Se non fossi un pro non andrei in bici con questo caldo, non è salutare” gli ha fatto eco Matteo Trentin. Guardando alle previsioni, la canicule dovrebbe continuare ad accompagnare il gruppo fino a Parigi, e col passare dei km e l’accumularsi della fatica lo spauracchio di una crisi si farà sempre più concreto per tutti, e chissà che non possa essere proprio questa la speranza a cui aggrapparsi per gli avversari di Pogačar, col campione sloveno che ha parlato anche lui dell’importanza di mantenere sotto controllo la temperatura corporea.

