Tadej Pogačar ipoteca il successo finale, il ritiro di Vingegaard e tutto quello che il Tour ci ha raccontato alla vigilia delle ultime tappe
Il Tour de France 2026 è giunto al suo secondo e ultimo giorno di riposo. Dopo la grande festa del 14 luglio sul massiccio centrale, la Grande Boucle ha attraversato la Francia per toccare i Vosgi ed il massiccio del Giura, in attesa del gran finale sulle Alpi. Dunque, come già fatto una settimana fa, è questo il momento giusto per riflettere su quanto ci ha raccontato fin qui la corsa, in attesa di tuffarci nelle emozioni della terza e decisiva settimana di gara.
1- Pogačar vede Parigi
Il Re Sole di questo Tour, Tadej Pogačar, ha ripreso esattamente dove aveva lasciato. Nella decima tappa, quella del 14 luglio, ha subito colto la terza vittoria del suo Tour, con uno scatto bruciante a 15 km dal traguardo. Sul traguardo di Le Lioran, Pogi ha così colto la sua personale vendetta per quanto due anni prima. In una tappa quasi fotocopia, Vingegaard lo aveva battuto nella volata a due dopo averlo ripreso in cima all’ultima salita. Era stata l’ultima vera sconfitta di Pogačar al Tour, prima che Tadej imponesse senza appello la sua totale supremazia. Nel prosieguo della settimana, il campione sloveno si è tutto sommato limitato a gestire il vantaggio, pur cogliendo un’altra vittoria nella 14° frazione, con arrivo a Le Markestein. Mentre nella 15° tappa, con il primo vero arrivo in salita al Plateau de Solaison, si è messo generosamente a disposizione di Del Toro, portandolo alla propria ruota fino alle ultime centinaia di metri. Pogačar ha poi lasciato, apparentemente senza troppi rimpianti, la vittoria di tappa nello sprint finale a Remco Evenepoel. Alla vigilia dell’ultima settimana, il campione del mondo può contare su 5 minuti esatti di vantaggio proprio sul belga. La quinta Maglia Gialla della carriera sembra dunque ormai in cassaforte, al netto di possibili imprevisti. Staremo a vedere se il campione del mondo si limiterà a controllare la situazione, o se vorrà lasciare un ultimo sigillo sul proprio trionfo; magari sul prestigioso traguardo dell’Alpe d’Huez, che ancora manca al suo straordinario palmarès.

2- Il ritiro di Vingegaard
La tappa di Solaison passerà purtroppo alla storia come quella del ritiro di Jonas Vingegaard, caduto poco prima dell’inizio dell’ascesa finale, rimediando una rottura della clavicola. Finisce nel peggiore dei modi il sogno di doppietta con il Giro. Il ciclismo, e in particolare il Tour, deve molto a Jonas: proprio le sconfitte contro il danese del 2022 e 2023 hanno spronato Pogačar a diventare la miglior versione di sè, trasformando quello che già era un fuoriclasse nel campione totale che ammiriamo oggi. Il campione del mondo, sia nell’intervista dopo tappa che con un post Instagram, ha voluto salutare il danese, sottolineando quanto gli mancherà confrontarsi non solo con un rivale, ma anche un amico. Vingegaard non è nuovo ad incidenti anche gravi: nella primavera del 2024 una caduta lo aveva lasciato per diversi giorni in terapia intensiva, facendo temere il peggio. Per quanto si tratti di un infortunio meno serio, alcuni tifosi hanno pensato addirittura al ritiro dalle corse. Giunto alla soglia dei 30 anni, il danese ha già vinto oltre ai due Tour un Giro e una Vuelta, e ha sottolineato più volte il peso della vita da corridore. C’è chi teme che questo nuovo infortunio possa portare il danese ad appendere la bici al chiodo. L’augurio da parte di tutti è che possa recuperare il prima possibile, e torni presto ad animare le strade del ciclismo. Sarebbe un vero peccato se la carriera di un campione del suo calibro finisse salendo su un’ambulanza col braccio legato.

3- Paul Seixas, il futuro è già qui
Era uno dei corridori più attesi alla vigilia, ed il giovanissimo Paul Seixas fin’ora non sta deludendo le aspettative. Il baby fenomeno francese è diventato, con i suoi 19 anni e 297 giorni, il più giovane corridore di sempre ad indossare una maglia di leader al Tour de France; vestendo la Maglia Bianca di miglior giovane al termine della 14° tappa. Nonostante l’abbia persa a favore di Del Toro il giorno successivo, il Tour del giovanissimo beniamino di casa rimane fin’ora praticamente perfetto. Seixas sta correndo con la lucidità di un veterano, sempre agganciato ai migliori ma senza mai esagerare; complice anche il ritiro di Vingegaard, si approccia all’inizio della terza settimana con ottime possibilità di lottare fino alla fine per un clamoroso podio. Era difficile immaginare un debutto migliore per un teenager che si porta sulle spalle il peso di una nazione, quella Francia che aspetta da ormai più di 40 anni di riportare in casa propria la Maglia più ambita del ciclismo mondiale.

4- La lotta per il podio: da Evenepoel alla gara per la Maglia Bianca
Alle spalle di Pogačar iniziano a delinearsi le gerarchie. Remco Evenepoel è ora il favorito per la piazza d’onore. Forte dell’iniezione di fiducia della vittoria a Solaison, il belga può contare sulla cronometro che potrebbe permettergli di mettere una seria ipoteca sul secondo posto finale. Alle spalle del campione fiammingo c’è il logotente di Pogačar, Isaac Del Toro, che si ritrova a soli 58″ da Evenepoel ma deve anche guardarsi da Seixas, a sua volta a solamente 25″ dal messicano. La lotta per la Maglia Bianca vede poi ancora assolutamente protagonista Juan Ayuso, sesto in classifica generale, ma ad appena 1’30” dal terzo posto di Del Toro. A precedere lo spagnolo c’è, in quinta piazza, il tedesco Florian Lipowitz, apparso meno brillante del previsto in salita ma comunque ancora della partita. Da Evenepoel ad Ayuso troviamo dunque cinque corridori in 2’28” a contendersi due posti sul podio, e tre di questi in un minuto e mezzo a giocarsi la classifica dei giovani. La cronometro di martedì sarà fondamentale per delineare ancora più chiaramente le gerarchie in vista della tre giorni decisiva sulle Alpi.

5- Le polemiche sull’antidoping notturno
Nell’immediato dopo tappa, per commentare quanto accaduto a Vingegaard, Pogačar ha avanzato un’ipotesi: il danese potrebbe aver pagato un calo di concentrazione, dovuto al debito di sonno causato dal controllo antidoping a sorpresa, avvenuto alle 2 di notte. Lo stesso Tadej è stato sottoposto a tali controlli alle 5 del mattino, non riuscendo poi a tornare a dormire. Evenepoel gli ha fatto eco, come al solito senza troppi giri di parole. Se controlli del genere sono la norma, in uno sport che paga un debito di reputazione per gli errori del passato, dall’altro lato è lecito chiedersi se sia giusto sottoporre gli atleti, già controllatissimi, ad ulteriore stress. Il riposo notturno è un momento cruciale per il recupero delle energie necessarie ad affrontare una corsa di tre settimane, ed è comprensibile che i corridori non siano entusiati all’idea di perdere preziose ore di sonno. D’altro canto, negli ultimi anni le performace dei ciclisti sono migliorate ad un ritmo esponenziale; visti i precedenti storici, è normale che gli organi competenti vogliano vigilare al massimo sulla regolarità delle straordinarie imprese firmate da questa generazione. Si tratta sicuramente di un tema che continuerà a tenere banco anche nel futuro.
