Rikishi: molto più di uno Stink Face
Provate a descrivere Rikishi a qualcuno che ha vissuto la WWF tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000.
Probabilmente riceverete una di queste risposte.
“Quello che ballava con Too Cool.”
“Quello dello Stink Face.”
“Quello enorme con i capelli biondi.”
Oppure, inevitabilmente:
“I DID IT FOR THE ROCK.”
Tutte risposte corrette.
E contemporaneamente tutte tremendamente incomplete.
Perché dietro uno dei personaggi più assurdi e divertenti dell’Attitude Era c’è un wrestler che ha attraversato diverse generazioni, cambiato completamente personaggio più volte e contribuito a una delle dinastie più importanti della storia del wrestling.
Il suo vero nome è Solofa Fatu Jr.
Ma il mondo lo conosce semplicemente come:
RIKISHI.
E questa è la sua storia.
Prima di Rikishi c’era la famiglia
Per raccontare Rikishi bisogna partire da una parola.
Famiglia.
Nel suo caso non è semplicemente una parte della biografia.
È praticamente il DNA della carriera.
Solofa Fatu appartiene alla leggendaria famiglia Anoa’i, una dinastia che nel corso dei decenni ha prodotto una quantità impressionante di wrestler.
WWE ricorda come Fatu sia nipote dei Wild Samoans, Afa e Sika, entrambi WWE Hall of Famer.
E quando cresci all’interno di una famiglia del genere…
il wrestling difficilmente rimane soltanto qualcosa che guardi in televisione.
Fatu comincia infatti a combattere giovanissimo.
Uno dei suoi primi partner sarà il cugino Samu.
Insieme diventano:
THE SAMOAN SWAT TEAM.
Combattono a Porto Rico.
In Texas.
Poi arrivano nella NWA.
E nel 1989 finiscono sotto la guida di un manager che qualche anno più tardi avrebbe avuto un ruolo piuttosto importante nella storia del wrestling.
Paul E. Dangerously.
Ovvero:
Paul Heyman.
Sì.
Molto prima di Brock Lesnar.
Molto prima della Bloodline.
Molto prima di Roman Reigns.
Paul Heyman lavorava già con un membro della famiglia Anoa’i.
Alcune storie nel wrestling sembrano davvero circolari.

Arrivano gli Headshrinkers
All’inizio degli anni ’90 arriva la WWF.
Fatu e Samu vengono trasformati nei:
THE HEADSHRINKERS.
Il concetto era praticamente una versione aggiornata dei Wild Samoans.
Due samoani selvaggi.
Imprevedibili.
Violenti.
E naturalmente accompagnati da Afa.
Oggi il personaggio potrebbe sembrare decisamente figlio della propria epoca.
Ma sul ring funzionava.
Soprattutto perché dietro la gimmick c’erano due wrestler molto più atletici di quanto il loro fisico facesse immaginare.
Il momento più importante arriva il 26 aprile 1994.
Gli Headshrinkers affrontano i Quebecers a Monday Night Raw.
E vincono.
Fatu e Samu diventano World Tag Team Champions.
È il primo grande titolo WWF della carriera di Fatu.
Ma il personaggio che cambierà definitivamente la sua vita…
deve ancora nascere.

“Make a Difference”
Dopo la fine degli Headshrinkers, WWF prova qualcosa di completamente diverso.
Fatu abbandona progressivamente l’immagine del samoano selvaggio.
Nel 1995 arriva:
“Make a Difference” Fatu.
L’idea è trasformarlo in un personaggio positivo.
Un uomo proveniente dalla strada che vuole convincere i ragazzi a non commettere gli stessi errori.
Messaggio nobile.
Personaggio…
meno memorabile.
Fatu continua a combattere — compare anche a Survivor Series 1995 nella squadra con Undertaker, Savio Vega e Henry Godwinn — ma è evidente che qualcosa manca.
Il pubblico non ha ancora trovato un vero motivo per innamorarsi di lui.
La WWF prova nuovamente.
E arriva un altro personaggio.
The Sultan
Maschera.
Abiti orientaleggianti.
Niente parole.
Un manager.
Anzi due.
The Iron Sheik e Bob Backlund.
Fatu diventa:
THE SULTAN.
Se non ricordate immediatamente questo personaggio…
non siete soli.
La WWF tenta di trasformarlo in un heel misterioso e pericoloso.
Ma anche questa volta manca qualcosa.
E la cosa ironica è che The Sultan arriva persino a WrestleMania 13 per affrontare Rocky Maivia per l’Intercontinental Championship.
Due membri della stessa grande famiglia sul ring.
Uno sarebbe diventato The Rock.
L’altro…
stava ancora cercando se stesso.
Dopo qualche tempo The Sultan scompare.
E per Fatu sembra quasi la fine dell’avventura ad alto livello.
In realtà…
stava per iniziare la parte più importante.
1999: nasce Rikishi
Quando Fatu ritorna in WWF nel 1999, qualcosa è cambiato.
Capelli biondi.
Fisico enorme.
Perizoma.
Un atteggiamento molto più rilassato.
E un nuovo nome.
RIKISHI.
La parola richiama i lottatori di sumo.
E inizialmente il personaggio sembra proprio quello:
un gigantesco samoano ispirato al sumo.
Poi succede una cosa che probabilmente nessuno aveva pianificato fino in fondo.
Il pubblico comincia ad adorarlo.
Perché Rikishi ha una caratteristica sorprendente.
Pesa oltre 400 libbre — WWE lo accredita a 425 pounds, circa 193 kg — ma si muove in maniera incredibilmente agile.
Superkick.
Samoan Drop.
Banzai Drop.
Rikishi Driver.
E sì…
quella mossa.
Lo Stink Face
Avversario seduto all’angolo.
Rikishi si avvicina.
Si gira.
Il pubblico sa perfettamente cosa sta per succedere.
E comincia a impazzire.
STINK FACE.
Possiamo discutere per ore di tecnica.
Psicologia del wrestling.
Selling.
Storytelling.
Workrate.
Ma esiste una verità universale.
Durante l’Attitude Era…
migliaia di persone pagavano un biglietto anche per vedere un uomo di quasi 200 chili strofinare il sedere in faccia a un altro uomo.
E funzionava.
Terribilmente bene.
Lo Stink Face diventa una delle mosse più riconoscibili dell’intero roster.
Ma manca ancora un ingrediente.
La musica.

Too Cool + Rikishi
Grandmaster Sexay.
Scotty 2 Hotty.
Rikishi.
Sulla carta?
Una combinazione completamente casuale.
Nella realtà?
MAGIA.
Rikishi comincia a frequentare Too Cool.
Dopo i match parte la musica.
Le luci cambiano.
E il gigante samoano comincia…
a ballare.
Il pubblico esplode.
Non importa chi abbia vinto.
Non importa quale fosse la storyline.
Quando Too Cool e Rikishi iniziano la danza, l’arena diventa una festa.
Ed è uno di quei momenti difficili da spiegare a chi non ha vissuto quell’epoca.
Non c’erano effetti speciali incredibili.
Non c’era una storyline complicata.
Tre wrestler ballavano.
Fine.
Eppure diventò uno degli act più popolari della WWF.
A Survivor Series 1999 Too Cool combatte insieme a Crash e Hardcore Holly contro Hardy Boyz ed Edge & Christian.
Pensate ai nomi coinvolti.
Hardy Boyz.
Edge.
Christian.
Eppure una parte enorme del pubblico aspettava…
la danza.

Rikishi diventa Intercontinental Champion
La popolarità porta anche risultati.
Nel 2000 Rikishi conquista l’Intercontinental Championship, uno dei titoli più importanti della WWF dell’epoca.
WWE lo riconosce tuttora tra i suoi principali traguardi insieme ai titoli di coppia.
Ed è importante ricordarlo.
Perché oggi Rikishi viene spesso ricordato soprattutto come personaggio comedy.
Ma nel 2000 era abbastanza popolare da essere inserito stabilmente accanto ai protagonisti dell’Attitude Era.
Poi WWE prende una decisione.
Una decisione che ancora oggi divide i fan.
Trasformare Rikishi…
in heel.
E per farlo decide di collegarlo a uno dei più grandi misteri della storia WWF.
Chi ha investito Stone Cold Steve Austin?
Survivor Series 1999.
Stone Cold Steve Austin dovrebbe partecipare al main event.
Ma nel backstage viene investito da un’automobile.
Austin viene eliminato dal match e rimane fuori dalle scene.
Per mesi rimane una domanda.
CHI HA INVESTITO STONE COLD?
Quando Austin ritorna, parte l’indagine.
Sospetti.
Interrogatori.
Indizi.
Fino al 9 ottobre 2000.
Mick Foley annuncia di aver trovato il colpevole.
Ed è…
RIKISHI.
WWE ricorda che Rikishi ammise immediatamente di essere stato lui al volante dell’auto che aveva investito Austin a Survivor Series 1999.
Il pubblico è incredulo.
Il simpatico gigante che ballava con Too Cool…
aveva tentato di eliminare Stone Cold.
Ma Rikishi deve ancora spiegare perché.
E lo fa con una frase destinata a diventare immortale.
“I did it for The Rock”
Rikishi prende il microfono.
Spiega che lo ha fatto per aiutare The Rock.
Secondo lui, i wrestler samoani e delle isole del Pacifico erano stati utilizzati per anni senza ricevere le opportunità concesse agli altri.
The Rock poteva finalmente arrivare al vertice.
Austin era un ostacolo.
Quindi Rikishi lo aveva eliminato.
E poi pronuncia:
“I DID IT FOR THE ROCK.”
Una delle frasi più famose — e memate — della storia WWE.
WWE ricorda ancora oggi quella confessione come uno dei grandi shock della propria storia.
Problema.
The Rock non aveva chiesto nulla.
E soprattutto non voleva essere associato all’attacco.
La situazione porta quindi inevitabilmente allo scontro tra Rikishi e lo stesso Rock.
A Survivor Series 2000:
The Rock batte Rikishi.
Il tentativo di trasformare Rikishi in un main-event heel era ufficialmente partito.
Ma qualcosa non funzionava.

E poi arrivò Triple H
La storyline subisce presto una correzione.
Rikishi aveva guidato l’auto.
Ma non era stato lui a ideare tutto.
La vera mente dietro l’attacco era:
TRIPLE H.
WWE identifica Triple H come il mastermind dell’incidente di Survivor Series 1999.
E improvvisamente Rikishi passa da grande villain responsabile dell’eliminazione di Austin…
a esecutore di un piano altrui.
Col senno di poi, questa storyline rimane uno dei più grandi “what if” della sua carriera.
Perché Rikishi era incredibilmente popolare.
Il turn heel gli permise di entrare nel main event…
ma contemporaneamente distrusse una parte di ciò che lo aveva reso speciale.
Il pubblico voleva ballare con Rikishi.
Non odiarlo.
Armageddon 2000: Rikishi vola dalla Hell in a Cell
C’è però un’immagine del Rikishi heel che rimarrà per sempre.
Armageddon 2000.
Una delle Hell in a Cell più folli mai organizzate.
Dentro ci sono:
Kurt Angle.
The Rock.
Stone Cold Steve Austin.
Triple H.
Undertaker.
Rikishi.
Sei uomini.
WWE Championship.
A un certo punto Rikishi e Undertaker finiscono sopra la gabbia.
Accanto alla struttura c’è un camion.
Undertaker afferra Rikishi.
Lo porta verso il bordo.
E…
CHOKESLAM.
Rikishi precipita dalla Hell in a Cell sul cassone del camion sottostante.
WWE descrive la caduta come un volo di circa 20 piedi.
Ora ricordiamoci un dettaglio.
Quell’uomo pesava circa 193 chili.
Non dovrebbe volare.
E invece volò.
È ancora oggi una delle immagini simbolo della Hell in a Cell.

Il ritorno del Rikishi che tutti volevano
Il periodo heel non dura per sempre.
Rikishi torna progressivamente dalla parte del pubblico.
E torna anche ciò che funzionava meglio.
Divertimento.
Danza.
Stink Face.
Interazione con i fan.
Negli anni successivi continua a essere una presenza riconoscibile nel roster WWE e conquista altri titoli di coppia.
Non diventerà WWE Champion.
E forse questo rimane uno dei rimpianti dei suoi fan.
Ma non tutti devono necessariamente diventare campioni mondiali per lasciare un’impronta.
Rikishi aveva già fatto qualcosa di molto più difficile.
Aveva creato un personaggio che…
vent’anni dopo ricordiamo ancora immediatamente.
Ma la vera eredità di Rikishi arriva dopo
Ed eccoci alla parte che rende la sua storia ancora più interessante oggi.
Perché Rikishi non ha lasciato soltanto match e momenti memorabili.
Ha lasciato una generazione.
È il padre di:
JIMMY USO.
JEY USO.
E:
SOLO SIKOA.
WWE identifica ufficialmente Jey come figlio del WWE Hall of Famer Rikishi, mentre la carriera di Solo è profondamente inserita nella stessa dinastia Anoa’i.
E qui la storia diventa quasi incredibile.
Rikishi ha vissuto l’Attitude Era.
I suoi figli avrebbero contribuito a costruire una delle storyline più importanti della WWE moderna:
The Bloodline.
Jimmy e Jey diventano gli Usos.
Uno dei tag team più importanti della loro generazione.
Jey riesce poi a trasformarsi in una superstar da main event.
Solo diventa prima l’enforcer della Bloodline e successivamente costruisce la propria fazione familiare.
Pensate al percorso.
Afa e Sika.
Fatu.
Rikishi.
The Usos.
Solo Sikoa.
Roman Reigns.
La storia continua.

2015: WWE Hall of Fame
Il riconoscimento definitivo arriva nel 2015.
WWE annuncia:
RIKISHI – WWE HALL OF FAME.
A introdurlo sono proprio Jimmy e Jey Uso.
Ed è probabilmente il finale più appropriato possibile.
Un uomo che aveva costruito gran parte della propria carriera attorno alla famiglia…
entra nella Hall of Fame presentato dai propri figli.
WWE lo inserisce ufficialmente nella classe del 2015 ricordando non soltanto il personaggio divertente dell’Attitude Era, ma anche il percorso precedente nella Samoan Swat Team e negli Headshrinkers.
Il cerchio è completo.
O forse no.
Perché la famiglia continua.

Quanto era bravo realmente Rikishi?
Qui bisogna separare il personaggio dal wrestler.
Perché lo Stink Face rischia di nascondere tutto il resto.
Rikishi era enorme.
WWE lo presentava a 425 libbre.
Eppure poteva eseguire movimenti che normalmente non associamo a un wrestler di quelle dimensioni.
Aveva velocità.
Esplosività.
Timing.
Un ottimo superkick.
Una Samoan Drop estremamente credibile.
E soprattutto sapeva utilizzare il proprio corpo come parte integrante del personaggio.
Non cercava di combattere come un cruiserweight.
Faceva qualcosa di più intelligente.
Combatteva come Rikishi.
E questa è una qualità spesso sottovalutata.
Il punto di ParruccoTV
Rikishi è uno di quei wrestler la cui importanza cresce quando guardiamo la carriera nel suo insieme.
Se prendiamo soltanto i titoli…
non troviamo una carriera da Hulk Hogan.
Da Stone Cold.
Da The Rock.
Da Roman Reigns.
Ma se guardiamo l’impatto culturale?
La situazione cambia.
Gli Headshrinkers.
Too Cool.
La danza.
Lo Stink Face.
“I did it for The Rock.”
La caduta dalla Hell in a Cell.
La Hall of Fame.
Gli Usos.
Solo Sikoa.
La Bloodline.
Sono quattro decenni di wrestling collegati direttamente o indirettamente a Solofa Fatu.
E c’è un aspetto che mi piace particolarmente della sua storia.
Rikishi non diventò famoso cercando di essere il wrestler più serio del mondo.
Fece esattamente il contrario.
Capelli biondi.
Occhiali.
Perizoma.
Ballava.
Rideva.
E utilizzava il proprio fondoschiena come arma offensiva.
Sulla carta…
non dovrebbe funzionare.
Ma il wrestling ha una regola molto semplice.
Quando il pubblico decide che ti ama…
non importa quanto sia assurdo il personaggio.
E il pubblico amava Rikishi.
Poi WWE provò a trasformarlo nell’uomo che aveva tentato di eliminare Stone Cold.
E per qualche settimana il wrestler che faceva ballare le arene diventò uno dei personaggi più odiati della compagnia.
Non tutto funzionò.
Ma anche quell’errore produsse una delle frasi più famose dell’Attitude Era.
“I did it for The Rock.”
E forse questo descrive perfettamente Rikishi.
Anche quando qualcosa non funzionava…
riusciva comunque a diventare memorabile.
Oggi però la sua eredità più grande non è una cintura.
Non è lo Stink Face.
Non è nemmeno quella caduta dalla Hell in a Cell.
Basta guardare una puntata WWE.
Prima o poi sentirete parlare di:
Jimmy.
Jey.
Solo.
E capirete che la storia di Rikishi…
non è ancora finita.
