Rob Van Dam: One of a Kind
Ci sono wrestler che hanno bisogno di una musica d’ingresso.
Altri di un manager.
Altri ancora di un microfono.
A Rob Van Dam bastavano tre cose.
Due pollici.
Il proprio nome.
E il pubblico.
ROB.
VAN.
DAM.
Tre sillabe scandite indicando se stesso con i pollici mentre un’intera arena ripeteva il gesto.
Semplice.
Quasi arrogante.
Perfettamente RVD.
Ma dietro quella posa c’era qualcosa che il wrestling americano degli anni Novanta aveva visto molto raramente.
Un atleta capace di combinare:
arti marziali,
wrestling,
acrobazie,
sedie,
tavoli,
salti impossibili…
e un atteggiamento talmente rilassato da sembrare quello di un uomo che aveva sbagliato porta ed era entrato casualmente in un incontro di wrestling estremo.
Poi suonava la campanella.
E diventava evidente che Rob Van Dam non aveva sbagliato proprio nulla.
Prima di RVD c’era Robert Szatkowski
Rob Van Dam nasce come Robert Alexander Szatkowski, a Battle Creek, Michigan.
Prima ancora che il wrestling diventasse la sua professione, c’è già una caratteristica che accompagnerà praticamente tutta la sua carriera:
l’atletismo.
RVD sviluppa un background fortemente influenzato dalle arti marziali e dalla flessibilità.
Ed è proprio questa combinazione che successivamente renderà il suo wrestling così particolare.
Perché negli anni Novanta un wrestler muscoloso non era certamente qualcosa di raro.
Un wrestler capace di fare spaccate, calci rotanti, salti dalla terza corda e contemporaneamente utilizzare una sedia come se facesse parte della propria anatomia…
un po’ meno.
Ma prima di diventare una star, Rob deve imparare il mestiere.
E uno dei suoi maestri sarà un personaggio fondamentale nella storia del wrestling:
The Original Sheik.
Ed Farhat.
Lo zio di Sabu.
Una leggenda dell’hardcore wrestling.
In pratica, se volevate imparare a combattere in maniera tranquilla e ordinata…
probabilmente avevate scelto la scuola sbagliata.

Quel nome nasce da Jean-Claude Van Damme
All’inizio della carriera Robert Szatkowski aveva bisogno di qualcosa di fondamentale.
Un nome.
Il promoter Ron Slinker notò la sua somiglianza con Jean-Claude Van Damme e il suo background nelle arti marziali.
La soluzione fu praticamente davanti agli occhi:
Rob Van Dam.
Ed era perfetto.
Breve.
Facile da ricordare.
Adatto a quell’atleta che sembrava effettivamente uscito da un film d’azione degli anni Novanta.
Il nome sarebbe diventato così importante che, anni dopo, sarebbe stato difficile immaginare RVD chiamato in qualsiasi altro modo.
Nel 1996 arriva la ECW
Ed eccoci al momento che cambia tutto.
1996.
Rob Van Dam arriva nella Extreme Championship Wrestling.
La ECW di quegli anni è qualcosa di completamente diverso da WWE e WCW.
È sporca.
Rumorosa.
Violenta.
Politicamente scorretta.
Gli show sembrano poter degenerare in qualsiasi momento.
Il pubblico è vicino al ring.
Molto vicino.
A volte troppo vicino.
Paul Heyman sta costruendo una federazione basata proprio su ciò che le grandi compagnie normalmente non mostrano.
E in quell’ambiente arriva RVD.
WWE ricorda ufficialmente il 1996 come l’anno del suo ingresso in ECW.
All’inizio potrebbe sembrare semplicemente un altro atleta spettacolare.
Poi comincia a combattere.
E la percezione cambia rapidamente.

Rob Van Dam sembrava arrivare dal futuro
Provate a guardare oggi un incontro di RVD della seconda metà degli anni Novanta.
Molte cose sembrano normali.
Calci.
Springboard.
Salti.
Movimenti acrobatici.
Utilizzo creativo delle corde.
Il problema è che…
siamo abituati a vederli anche perché wrestler come RVD contribuirono a renderli normali.
Il suo stile mescolava il wrestling americano con elementi delle arti marziali e del wrestling giapponese.
Poi c’erano le sue mosse.
Rolling Thunder.
Van Daminator.
Van Terminator.
Split-Legged Moonsault.
E naturalmente:
FIVE-STAR FROG SPLASH.
RVD saliva sulla terza corda.
Saltava praticamente dall’altra parte del ring.
Atterrava sull’avversario.
E molto spesso rimbalzava via tenendosi l’addome come se avesse appena scoperto che l’idea non era stata particolarmente intelligente.
La cosa meravigliosa?
La settimana successiva lo rifaceva.
RVD contro Jerry Lynn
Per capire veramente Rob Van Dam bisogna parlare di Jerry Lynn.
I due svilupparono una delle rivalità più importanti della storia ECW.
Non servivano necessariamente grandi storyline.
Il punto era semplice:
vedere chi fosse il wrestler migliore.
I loro incontri erano veloci, tecnici e spettacolari.
Contrasti di stile.
Counter.
Sequenze sempre più complesse.
Ogni volta sembrava che entrambi conoscessero perfettamente quello che l’altro stava per fare.
E cercassero semplicemente di anticiparlo di mezzo secondo.
La loro rivalità diventò uno dei simboli della ECW.
Non a caso, nell’ultimo PPV della ECW originale, Guilty as Charged 2001, Rob Van Dam affrontò proprio Jerry Lynn.
Quasi come se la compagnia dovesse chiudere un cerchio.

699 giorni
E poi c’è un numero.
699.
Sono i giorni del regno di Rob Van Dam come ECW World Television Champion.
Quasi due anni.
WWE stessa definisce quel regno straordinario: RVD conquistò il titolo televisivo e lo mantenne per 699 giorni.
A questo aggiungiamo due regni come ECW Tag Team Champion insieme a Sabu.
Ma il punto non erano soltanto le cinture.
Durante quel periodo RVD diventò progressivamente una delle attrazioni principali della federazione.
Il pubblico lo adorava.
Lui lo sapeva.
E faceva pochissimo per nasconderlo.
Da qui nasce anche uno dei suoi soprannomi più celebri:
Mr. Monday Night.
Poi:
Mr. Pay-Per-View.
Ma soprattutto…
The Whole F’N Show.
Modesto?
Non particolarmente.
Ma quando il pubblico è d’accordo con te…
diventa difficile discutere.

Poi la ECW muore
Il sogno però non dura.
La ECW entra in una crisi finanziaria sempre più grave.
Il 7 gennaio 2001 presenta il suo ultimo pay-per-view, Guilty as Charged.
Il 4 aprile la società presenta istanza di fallimento.
Per molti wrestler significa cercare una nuova casa.
E per Rob Van Dam quella casa diventa proprio la compagnia che per anni aveva rappresentato tutto ciò che ECW non voleva essere.
WWE.
O meglio, all’epoca ancora WWF.
RVD arriva nel pieno della storyline dell’Invasion.
WCW.
ECW.
WWF.
Una guerra tra compagnie.
Almeno nella storyline.
E succede qualcosa di interessante.
Rob Van Dam dovrebbe essere uno degli invasori.
Uno dei cattivi.
Il pubblico WWE dovrebbe fischiarlo.
Problema:
il pubblico WWE adora Rob Van Dam.
WWE ricorda come, dopo la chiusura della ECW, RVD arrivò nel 2001 insieme agli altri ex talenti della compagnia e riuscì rapidamente a conquistare il pubblico.
RVD era praticamente troppo popolare per interpretare il ruolo che gli era stato assegnato.

Finalmente WrestleMania
Nel 2002 Rob Van Dam disputa la sua prima WrestleMania.
WrestleMania X8.
Avversario:
William Regal.
In palio:
Intercontinental Championship.
RVD vince.
Ed esce dalla sua prima WrestleMania da Intercontinental Champion.
Da lì Van Dam diventa una presenza costante nella parte alta della card.
Intercontinental Championship.
European Championship.
Hardcore Championship.
Titoli di coppia.
WWE Tag Team Championship.
World Tag Team Championship.
Collaborazioni con Kane, Booker T e Rey Mysterio.
Il palmarès cresce rapidamente.
Ma manca ancora qualcosa.
La cintura più importante.
2005: ECW torna per una notte
Nel frattempo succede qualcosa che probabilmente nessuno avrebbe immaginato pochi anni prima.
WWE acquisisce gli asset della ECW.
Pubblica il documentario The Rise and Fall of ECW.
Il successo è tale da convincere la compagnia a organizzare:
ECW ONE NIGHT STAND.
12 giugno 2005.
Per una notte la ECW torna in vita.
RVD è infortunato e non può combattere.
Ma prende comunque il microfono.
E quando parla…
è evidente quanto quella compagnia significhi per lui.
One Night Stand funziona talmente bene che l’esperimento non rimarrà isolato. WWE stessa ricorda che lo show, inizialmente pensato come evento unico, contribuì a riaccendere l’interesse verso ECW.
Un anno dopo si torna all’Hammerstein Ballroom.
Questa volta Rob Van Dam può combattere.
E questa volta ha qualcosa con sé.
Una valigetta.

WrestleMania 22: Money in the Bank
2 aprile 2006.
WrestleMania 22.
Rob Van Dam partecipa al Money in the Bank Ladder Match.
Ric Flair.
Matt Hardy.
Shelton Benjamin.
Finlay.
Bobby Lashley.
RVD.
La valigetta è sospesa sopra il ring.
Chi la prende ottiene una possibilità titolata.
Alla fine:
Rob Van Dam vince Money in the Bank.
Normalmente il possessore della valigetta aspetta.
Osserva.
Aspetta che il campione sia distrutto.
Arriva.
Incassa.
Vince.
RVD decide di fare qualcosa di completamente diverso.
Comunica a John Cena in anticipo quando utilizzerà il contratto.
Niente imboscata.
Niente campione esausto.
Vuole Cena preparato.
E soprattutto vuole affrontarlo in un posto molto particolare.
ECW ONE NIGHT STAND.
A casa sua.
WWE conferma che Van Dam annunciò anticipatamente l’incasso scegliendo deliberatamente One Night Stand.

11 giugno 2006: una delle atmosfere più folli della storia WWE
Hammerstein Ballroom.
New York.
John Cena contro Rob Van Dam.
WWE Championship.
Se avete visto quell’incontro sapete che raccontarlo senza parlare del pubblico è praticamente impossibile.
Cena entra.
Il pubblico ECW lo odia.
Non nel classico modo:
“Sei il cattivo, quindi ti fischio.”
No.
Quello era qualcosa di diverso.
Cartelli.
Cori.
Insulti.
La famosa atmosfera del:
“If Cena wins, we riot.”
WWE ricorda ancora oggi quella frase tra i simboli della serata.
Cena lancia la propria maglietta al pubblico.
Gliela rilanciano.
Prova nuovamente.
Gliela rilanciano ancora.
Non era semplicemente Cena contro RVD.
Era:
WWE contro ECW.
E RVD era il rappresentante di quella folla.

Edge cambia tutto
Il match diventa caotico.
Esattamente come ci si aspetterebbe da ECW.
Poi arriva Edge.
Spear su John Cena attraverso un tavolo.
RVD sale sulla terza corda.
Parte.
FIVE-STAR FROG SPLASH.
Ma non c’è un arbitro disponibile.
E allora arriva…
Paul Heyman.
Heyman corre sul ring.
Uno.
Due.
Tre.
ROB VAN DAM È WWE CHAMPION.
WWE riconosce ufficialmente quella vittoria come il cash-in del Money in the Bank di RVD: Van Dam sconfisse Cena e conquistò il WWE Championship.
Il pubblico esplode.
RVD sale verso la balconata.
Festeggia con i fan.
Poi torna sul ring circondato dagli uomini della ECW.
Per Rob Van Dam non è semplicemente la conquista di un titolo.
Anni dopo avrebbe spiegato che quella vittoria aveva per lui un significato particolare proprio perché stava riportando il titolo alla ECW e perché poteva finalmente rappresentare quello stile sulla piattaforma WWE.

WWE Champion ed ECW Champion contemporaneamente
La storia diventa ancora più particolare.
Pochissimo dopo la vittoria, RVD viene riconosciuto anche come ECW Champion.
Per un breve periodo Rob Van Dam possiede contemporaneamente:
WWE Championship
e
ECW Championship.
WWE lo indica come il primo wrestler a detenere entrambi i titoli e l’unico ad averli posseduti simultaneamente.
Pensate al percorso.
Il ragazzo che negli anni Novanta combatteva nella piccola e ribelle ECW…
adesso rappresentava quella stessa ECW tenendo contemporaneamente una delle cinture più importanti della WWE.
Era probabilmente il punto più alto possibile per RVD.
E purtroppo…
durò pochissimo.
Il regno che avrebbe potuto essere molto più lungo
Il 2006 avrebbe dovuto consacrare definitivamente Rob Van Dam.
Invece il suo regno da campione termina rapidamente.
Il 3 luglio 2006, durante RAW, perde il WWE Championship contro Edge in un Triple Threat Match che comprende anche John Cena. La carriera ufficiale WWE di Edge ricorda proprio quella vittoria come il suo secondo WWE Championship.
Il giorno successivo RVD perde anche l’ECW Championship contro Big Show.
Da doppio campione…
a nessuna cintura.
In circa 48 ore.
Il contesto dietro questo crollo è uno degli episodi più discussi della carriera di Van Dam e coincide con problemi personali fuori dal ring che portarono anche a una sospensione WWE.
Quello che poteva essere il grande regno mondiale di RVD era sostanzialmente finito prima ancora di iniziare davvero.
Ed è impossibile raccontare la sua carriera senza chiedersi:
cosa sarebbe successo se quel regno fosse continuato?
Ma RVD rimane RVD
Van Dam torna.
Continua a rappresentare la ECW.
Fa parte degli ECW Originals insieme a Tommy Dreamer, Sabu e Sandman.
A WrestleMania 23 gli Originals vincono un Eight-Man Tag Team Match davanti a oltre 80.000 spettatori, uno dei momenti simbolici della presenza ECW nel grande palcoscenico WWE.
Poi le strade di RVD e WWE si separano.
Ma la sua carriera non finisce.
Van Dam continua a combattere in diverse compagnie.
TNA.
Circuito indipendente.
Altri ritorni.
Perché c’è una cosa che RVD ha sempre fatto particolarmente bene:
essere RVD.
Non ha mai avuto bisogno di reinventarsi completamente.
2013: quella musica suona di nuovo
Money in the Bank 2013.
La WWE annuncia il ritorno di Rob Van Dam.
Ed è quasi perfetto che il ritorno avvenga proprio nell’evento legato alla stipulazione che aveva cambiato la sua carriera sette anni prima.
RVD torna nel Money in the Bank Ladder Match.
Il pubblico reagisce come se il tempo non fosse passato.
E questa è forse una delle caratteristiche più interessanti della sua carriera.
Rob Van Dam non aveva bisogno di essere continuamente reinventato.
Stessa posa.
Stessi pollici.
Stesso Five-Star Frog Splash.
Stesso:
ROB. VAN. DAM.
E funzionava ancora.

2021: WWE Hall of Fame
Poi arriva il riconoscimento definitivo.
2021.
Rob Van Dam viene introdotto nella:
WWE HALL OF FAME.
Un riconoscimento che certifica ufficialmente quello che i fan ECW sostenevano da decenni.
RVD non era semplicemente un wrestler spettacolare.
Era uno dei performer più influenti della propria generazione. WWE lo inserì ufficialmente nella Hall of Fame 2021 ricordando il regno di 699 giorni da Television Champion, il successo in ECW e la successiva conquista del WWE Championship.

Perché Rob Van Dam era davvero “One of a Kind”
Il soprannome:
One of a Kind
nel wrestling viene utilizzato spesso.
Nel caso di Rob Van Dam è sorprendentemente appropriato.
Perché non era il miglior wrestler tecnico della storia.
Non era il miglior promo.
Non era il più grande heavyweight.
Non era nemmeno il classico volto che la WWE degli anni Duemila avrebbe costruito in laboratorio come prototipo del proprio campione.
Ma aveva qualcosa di molto più difficile da creare artificialmente.
Era immediatamente riconoscibile.
Guardate cinque secondi di un suo incontro.
Non serve vedere il volto.
Un calcio.
Una spaccata.
Un Rolling Thunder.
Il modo in cui salta sulla terza corda.
Sapete immediatamente chi state guardando.
E nel wrestling questa è una qualità enorme.
L’eredità di RVD nel wrestling moderno
Oggi vediamo wrestler combinare regolarmente:
arti marziali,
high flying,
springboard,
mosse acrobatiche,
hardcore wrestling,
ritmo elevato.
Negli anni Novanta quella combinazione era molto meno comune.
RVD contribuì a dimostrare che un wrestler fisicamente potente non doveva necessariamente combattere come un heavyweight tradizionale.
Poteva volare.
Poteva tirare calci.
Poteva usare una sedia.
Poteva combattere un match tecnico.
Poteva fare hardcore wrestling.
Tutto nello stesso incontro.
Molti elementi del wrestling moderno sembrano oggi normali proprio perché performer della sua generazione contribuirono a portarli davanti a un pubblico sempre più grande.
Il punto di ParruccoTV
Rob Van Dam rappresenta qualcosa di particolare nella storia del wrestling.
Un uomo che arrivò nella WWE senza diventare completamente un uomo WWE.
Portò con sé la ECW.
Il suo stile.
Il suo atteggiamento.
Il modo di combattere.
Perfino quella strana tranquillità con cui sembrava affrontare qualsiasi situazione.
E probabilmente il momento che meglio riassume tutta la sua carriera rimarrà sempre quello dell’11 giugno 2006.
John Cena è a terra.
Edge è sparito.
Paul Heyman è sul ring.
Il pubblico dell’Hammerstein Ballroom sta impazzendo.
Rob Van Dam tiene il WWE Championship.
E intorno a lui ci sono gli uomini della ECW.
Per qualche minuto quella piccola federazione che aveva combattuto contro due colossi…
che aveva organizzato show in sale minuscole…
che era fallita…
che ufficialmente non esisteva nemmeno più…
era arrivata sul tetto della WWE.
E la cintura la teneva proprio lui.
Il wrestler che per anni aveva indicato se stesso con due pollici dicendo di essere:
The Whole F’N Show.
Quella sera non sembrava più una provocazione.
Sembrava semplicemente la verità.
ROB.
VAN.
DAM.
