Cartellino Rosso / Wrestling

Effetto farfalla

Il coraggio di non osare. Come una sola scelta ha riscritto gli equilibri della divisione femminile di SmackDown, mettendo in luce tutti i limiti del booking WWE.


A volte, a nostra insaputa, ci troviamo inevitabilmente diretti verso un precipizio.

Un errore.

Una scelta sbagliata.

Oppure il destino.

Arriva sempre un momento in cui tornare indietro non è più possibile.

Che ciò avvenga per caso o intenzionalmente, non possiamo fare niente per evitarlo.

Ed è qui che si dimostra di avere coraggio, di avere la capacità di trasformare un imprevisto in opportunità.

Nel corso degli anni, la WWE ci ha abituati a questo: un’assenza che diventa attesa, l’attesa che diventa tensione ed il ritorno che si trasforma in uno di quei momenti destinati a restare nella nostra memoria.

Ma non è questo il caso.



Analizziamo lo sviluppo della divisione femminile di SmackDown.


Rhea Ripley ha subito un infortunio in quel di WWE Clash in Italy.

Da quel momento, per quasi due mesi, il titolo è rimasto ostaggio dell’incertezza.

La WWE ha scelto di aspettare.

Per poi aspettare ancora.

La buona novella, però, non è mai arrivata.

Un’attesa comprensibile, considerando che la WWE Women’s Champion rappresenta una delle figure più importanti dell’intera divisione femminile.

Ma il problema non è stato l’infortunio.

Il vero problema è stato il modo in cui la WWE ha gestito tutto ciò che è venuto dopo.

Nessuna direzione creativa chiara.

C’era solo la speranza di un rientro imminente che, settimana dopo settimana, non è mai arrivato.

Ritrovatasi con le spalle al muro, la WWE ha deciso di creare un titolo ad interim che è stato assegnato in un Five-Woman Ladder Match durante l’ultima edizione di WWE SummerSlam.

Quando un titolo smette di essere il centro della divisione, non perde solo la campionessa, perde esso stesso il suo valore.



Da qui nascono tutti i miei dubbi.

La WWE può vantare tante superstar femminili (probabilmente per profondità una delle divisioni femminili più talentuose della sua storia), ma in questa situazione ha dato l’impressione di non avere la capacità e la prontezza di costruire una divisione attorno al proprio titolo di punta.


Il primo match di qualificazione ha visto contrapposte Tiffany Stratton e Jacy Jayne.

Ed è proprio qui che sono iniziate le prime perplessità.

Jacy Jayne era una delle superstar con il maggiore slancio all’interno della divisione.

Il suo percorso lasciava immaginare una crescita costante, fino a renderla una sfidante credibile per il WWE Women’s Championship.

Come può una superstar così in ascesa perdere in maniera così netta contro la detentrice del titolo degli Stati Uniti femminile?

Una sconfitta di per sé può avere senso.

Una sconfitta può rappresentare il primo capitolo di una grande storia. Può essere il punto di partenza di una rivalità, di una rinascita o di una futura consacrazione.

Viceversa, ci siamo ritrovati in un vicolo cieco.

Nel giro di poche settimane, Jacy Jayne è passata dall’ambire al titolo più prestigioso della divisione femminile ad inseguire quello secondario, come se fosse la stessa identica cosa.

Tra l’altro, la sfida lanciata per il Women’s United States Championship è stata vana.

Dopo aver provocato apertamente Tiffany Stratton, sembrava che la WWE fosse pronta a costruire una rivalità attorno al titolo secondario.

Invece, ogni sviluppo è stato accantonato nel giro di pochi giorni.

Il risultato?

A WWE SummerSlam, la leader delle Fatal Influence si è ritrovata coinvolta in un match 3 vs 3.

Una sfida priva di reali conseguenze, incapace di aggiungere valore al suo percorso.



Un’inversione di marcia difficile da giustificare, che trasmette l’impressione di una gestione creativa priva di una visione a lungo termine.

Il WWE Women’s United States Championship rappresenta un simbolo vuoto.

Una cintura nata con l’ambizione di valorizzare ulteriormente il comparto femminile, ma che nei fatti, è stata trattata come un semplice accessorio, priva di un’identità definita e di un reale peso all’interno degli show.

Di fatto, il titolo è passato da una mano all’altra, senza mai catturare l’attenzione.

Nessuna storia rilevante.

Nessun match degno di nota.

Nessuna emozione regalataci.

Mai la sensazione che essa potesse rappresentare un traguardo prestigioso o qualcosa per cui valesse davvero la pena di combattere.

La WWE ha avuto mesi (se non anni) per costruirne il valore.

Ed è un doppio rammarico se si ripensa ai due regni della nostra connazionale Giulia.

Non per colpa di Giulia, ma per una direzione incapace di far percepire quella cintura come qualcosa di realmente importante.

Perché un titolo non acquista prestigio solo grazie al nome inciso sulla placca, ma attraverso le storie che racconta, i match che regala e le emozioni che lasciano il pubblico senza fiato.

E, fino a oggi, il Women’s United States Championship ha fallito sotto tutti questi aspetti.



La situazione generale è più caotica di quel che sembra.

Anche la gestione di Blake Monroe lascia più di una perplessità.

Nel backstage, la neopromossa superstar britannica ha attaccato Candice LeRae senza un apparente motivo, aggiungendo un nuovo interrogativo ad un percorso già difficile da interpretare.

E non è la prima volta.

Nelle settimane precedenti, aveva aggredito Giulia, ma quell’episodio non ha avuto alcun seguito, né una risposta da parte dell’ex campionessa degli Stati Uniti.

Le azioni sono susseguite senza conseguenze.

Le rivalità vengono accennate per poi essere abbandonate, lasciando i personaggi sospesi in storie che sembrano non avere una meta.

La sensazione è che si sia trattato di un segmento tappabuchi.

E fino a quando, ogni settimana si cambia il punto di partenza, diventa impossibile fissare un punto d’arrivo.



ll triangolo?

No, non l’avevo considerato.

Ultimo, ma non certo per importanza, c’è l’indesiderato triangolo tra Charlotte Flair, Jade Cargill e Nia Jax.

Un intreccio che, sulla carta, avrebbe dovuto dare maggiore spessore alla divisione femminile di SmackDown e che, invece, ha finito per confondere ancora di più le idee.

La rivalità tra Charlotte Flair e Jade Cargill è stata improvvisamente inglobata in una storia più ampia, senza che questo portasse reali benefici a nessuna delle due protagoniste.

Il risultato?

Due match praticamente identici, ma privi di una logica narrativa.

Nel primo match, Charlotte Flair ha attaccato Jade Cargill, mentre era in atto la sfida con Nia Jax per la qualificazione al Five-Woman Ladder Match. Così facendo, le ha paradossalmente regalato il pass per il match titolato di WWE SummerSlam.

Sette giorni dopo, la situazione è la medesima: Charlotte Flair si scontra con una furiosa Nia Jax (giustamente infastidita per aver perso per squalifica il precedente incontro).

Ed è qui che la storia smette definitivamente di avere senso: Jade Cargill avrebbe dovuto evitare la vittoria di Charlotte Flair, invece, le sue azioni producono l’effetto opposto: Nia Jax perde nuovamente per squalifica, non causata dalle sue azioni criminose per altro.

Mi domando: se io fossi stato nei panni di Jade Cargill, cosa avrei fatto? Avrei attaccato Nia Jax, causando la sconfitta di Charlotte Flair, impedendole di ostacolare la mia ambizione titolata.

Sarebbe stata un’azione perfettamente coerente con il personaggio heel, dando senso alle dinamiche della rivalità.

Invece non è accaduto nulla di tutto ciò.

A questo punto viene davvero da chiedersi se sia stata la scrittura a perdere il filo o se sarebbe servito un bicchiere di troppo per riuscire a trovare una logica a ciò che è andato in scena a SmackDown.



Ah già.

Quasi dimenticavo.

Anche Lash Legend è stata inserita nel match di WWE SummerSlam, nonostante avesse avuto pochissimo spazio per costruire il proprio personaggio in singolo.

Una scelta che ha dato la sensazione di dover semplicemente riempire un posto vacante, con l’aggravante di averla fatta prevalere su Giulia in un match durato una manciata di minuti.

Una decisione che non ha contribuito a valorizzare né Lash Legend, ancora priva di una vera identità nello show blu, né Giulia, sconfitta in modo troppo rapido dopo aver concluso in maniera vincente una breve rivalità contro la sua ex avvocatessa Kiana James.



I lettori più attenti, avranno notato che, finora, non ho parlato del match di qualificazione di Chelsea Green.

L’attuale campionessa mondiale ad interim si è sbarazzata della sopraccitata avvocatessa in un altro match anonimo.

Mi domando come possa una superstar come Kiana James competere per il titolo mondiale dopo aver perso la sua prima rivalità in singolo.

Qual è la logica nel proiettare improvvisamente una wrestler verso il massimo traguardo della divisione femminile, senza aver prima costruito la sua credibilità?



A WWE SummerSlam, Chelsea Green è diventata la nuova Interim WWE Women’s Champion.

Una vittoria che mette d’accordo tutti.

In un’epoca in cui ogni personaggio sembra dover apparire invincibile per essere credibile, lei propone qualcosa di completamente diverso.

Ha trasformato l’arroganza in comicità.

Le sconfitte in intrattenimento.

Una qualità tanto rara quanto preziosa.

Perché far ridere senza risultare ridicoli è un talento che appartiene a pochi.

Chelsea Green riesce a valorizzare qualsiasi ruolo le venga affidato.

Ed è proprio questo il marchio delle grandi professioniste, che non pretendono che la storia ruoti attorno a loro, ma fanno in modo che essa funzioni.

Per questo il suo valore non può essere misurato soltanto dal numero di titoli conquistati, ma dall’impatto che riesce ad avere ogni volta che appare sullo schermo.



Si dice che il battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo. 

La vittoria di Chelsea Green non deve bastarci, né deve diventare l’alibi per ignorare tutto ciò che è accaduto finora.

Perché un infortunio non può alterare gli equilibri di un’intera divisione.

La speranza è che, questa volta, la WWE se ne accorga.

In fondo, è proprio questo l’effetto farfalla: un piccolo battito d’ali capace di cambiare il destino di un’intera storia.

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