Retro Gaming

Mortal Kombat: il videogioco che cambiò per sempre l’industria del gaming

Mortal Kombat: il gioco che fece tremare genitori, politici… e l’intera industria dei videogiochi

Sangue.

Fatality.

Teste mozzate.

Spine dorsali strappate.

Oggi tutto questo ci sembra normale.

Nel 1992, invece, era qualcosa di impensabile.

Mentre milioni di ragazzi facevano la fila davanti ai cabinati delle sale giochi, negli Stati Uniti politici, giornalisti e associazioni di genitori iniziavano a chiedersi se i videogiochi stessero diventando troppo violenti.

Quella polemica sarebbe arrivata fino al Senato degli Stati Uniti.

E avrebbe cambiato per sempre l’intera industria videoludica.

Ma questa non è solo la storia di Mortal Kombat.

È la storia del videogioco che ha costretto il mondo a prendere sul serio i videogame.


Quando Street Fighter sembrava imbattibile

All’inizio degli anni Novanta esisteva un solo re.

Street Fighter II.

Capcom aveva rivoluzionato il genere dei picchiaduro e tutte le software house volevano copiarne il successo.

Tra queste c’era Midway Games.

L’obiettivo era semplice.

Creare un rivale.

Ma Ed Boon e John Tobias non volevano realizzare l’ennesimo clone.

Volevano qualcosa che nessuno aveva mai visto.

Più realistico.

Più cinematografico.

Più adulto.

Una scelta che avrebbe cambiato tutto.


Il gioco doveva essere dedicato a Jean-Claude Van Damme

Qui arriva il primo colpo di scena.

Mortal Kombat…

…inizialmente non doveva nemmeno esistere.

Midway stava cercando di realizzare un videogioco ufficiale dedicato a Jean-Claude Van Damme, ispirato ai suoi film di arti marziali come Bloodsport e al progetto legato a Universal Soldier. L’accordo, però, saltò.

Molti studi avrebbero cancellato tutto.

Ed Boon e John Tobias fecero l’opposto.

Presero quella base.

La riscrissero completamente.

E crearono un personaggio ispirato proprio a Van Damme.

Il suo nome?

Johnny Cage.

Perfino il celebre colpo con la spaccata e pugno basso era un omaggio diretto all’attore belga.



Attori veri dentro un videogioco

Nel 1992 quasi tutti i videogiochi utilizzavano sprite disegnati a mano.

Mortal Kombat fece qualcosa di completamente diverso.

Gli sviluppatori assunsero veri attori.

Li filmarono davanti alla telecamera.

Digitalizzarono ogni movimento.

Il risultato fu impressionante.

Per la prima volta i personaggi sembravano persone reali.

Liu Kang.

Sonya Blade.

Johnny Cage.

Scorpion.

Sub-Zero.

Non erano semplici disegni.

Sembravano vivi.

Ed era proprio questo realismo a rendere ancora più scioccanti i combattimenti.



Poi arrivarono i Fatality

Alla fine di ogni incontro compariva una frase.

FINISH HIM!

Era il momento che tutti aspettavano.

Con una combinazione segreta di tasti il vincitore poteva eliminare l’avversario con una mossa spettacolare.

Cuori strappati.

Scheletri carbonizzati.

Teste mozzate.

All’epoca nessuno aveva mai visto una violenza simile in un videogioco.

Nelle sale giochi si creavano cerchi di persone attorno al cabinato.

Non volevano giocare.

Volevano vedere il prossimo Fatality.

Fu uno dei più grandi colpi di genio della storia del gaming.



La guerra tra Sega e Nintendo

Quando Mortal Kombat arrivò sulle console scoppiò un’altra battaglia.

Non sullo schermo.

Sugli scaffali dei negozi.

Nintendo aveva una reputazione da azienda “per famiglie”.

Così censurò il gioco.

Il sangue venne trasformato in sudore grigio.

Molti Fatality furono modificati.

Sega, invece, fece una scelta diversa.

Lasciò il sangue.

Bastava inserire un codice diventato leggendario.

ABACABB.

Milioni di ragazzi lo impararono a memoria.

E indovina quale versione vendette di più?

Quella Sega.



Quando Mortal Kombat finì davanti al Senato degli Stati Uniti

È qui che la storia smette di essere quella di un videogioco.

Nel 1993 il senatore Joe Lieberman convocò un’audizione pubblica sulla violenza nei videogiochi.

Tra i principali imputati c’era proprio Mortal Kombat.

Le immagini dei Fatality vennero mostrate davanti alle telecamere.

Per la prima volta un videogioco diventava argomento politico nazionale.

Molti pensavano che sarebbe stata la fine della serie.

Accadde l’esatto contrario.

La pubblicità fu enorme.

Le vendite esplosero.

E la notorietà di Mortal Kombat raggiunse livelli mai visti prima.



Da quella polemica nacque l’ESRB

La pressione politica costrinse l’industria a reagire.

Nel 1994 venne creato l’Entertainment Software Rating Board, meglio conosciuto come ESRB.

Da quel momento ogni videogioco avrebbe riportato una classificazione per età.

È il sistema che ancora oggi troviamo sulle confezioni dei videogiochi americani.

Paradossalmente, Mortal Kombat non cambiò solo il modo di combattere.

Cambiò anche il modo di vendere i videogiochi.

 


Le leggende nate nelle sale giochi

Internet praticamente non esisteva.

Le notizie viaggiavano da un giocatore all’altro.

“Ho sentito che esiste un ninja verde.”

“Dicono che ci sia un personaggio segreto.”

“Pare che qualcuno abbia trovato un combattente invisibile.”

Molte erano semplici leggende.

Alcune, invece, si rivelarono vere.

Reptile.

Smoke.

Noob Saibot.

Ermac.

Ogni nuovo capitolo sembrava alimentare il mistero.

E questa aura di segretezza contribuì a trasformare Mortal Kombat in un fenomeno culturale.



Scorpion e Sub-Zero: una rivalità diventata leggenda

Se chiedi a un appassionato di videogiochi quale sia la rivalità più famosa della storia, è probabile che risponda senza pensarci troppo.

Scorpion contro Sub-Zero.

Fuoco contro ghiaccio.

Vendetta contro onore.

Due ninja.

Due colori.

Due icone.

Una rivalità che dura da oltre trent’anni e che ancora oggi rappresenta il simbolo stesso della saga.

 


Più di trent’anni dopo… Mortal Kombat è ancora qui

Negli anni la serie è cambiata.

Nuovi motori grafici.

Nuovi personaggi.

Film.

Serie animate.

Fumetti.

Tornei esport.

Ma una cosa è rimasta identica.

Quando senti quella voce dire…

“Finish Him!”

Sai già che stai giocando a Mortal Kombat.

Pochissimi videogiochi possono vantare un’identità così forte.


Il punto di ParruccoTV

Molti videogiochi hanno venduto milioni di copie.

Pochissimi hanno cambiato davvero la storia.

Mortal Kombat appartiene a quella ristrettissima categoria.

Ha rivoluzionato i picchiaduro.

Ha trasformato la violenza in uno strumento narrativo.

Ha costretto governi e industria a confrontarsi sul futuro dei videogiochi.

E, paradossalmente, più cercavano di fermarlo…

…più diventava famoso.

Perché Mortal Kombat non è soltanto un videogioco.

È il momento in cui il gaming ha smesso di essere considerato un semplice passatempo ed è diventato un fenomeno culturale capace di influenzare il mondo reale.

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