Prima dell’Hadouken c’era… il nulla.
O quasi.
Oggi diamo per scontato che un picchiaduro debba avere combo, mosse speciali, personaggi iconici e magari anche qualcuno capace di lanciare palle di fuoco con le mani.
Ma negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta tutto questo semplicemente non esisteva.
I videogiochi erano molto più semplici: si sparava agli alieni, si guidavano astronavi o si mangiavano pallini in un labirinto.
Poi qualcuno si fece una domanda apparentemente banale:
“E se invece di combattere contro un computer… facessimo combattere due giocatori uno contro l’altro?”
Da quella domanda nacque un genere destinato a entrare nella storia.
Il primo antenato dei picchiaduro
Nel 1976 SEGA pubblicò Heavyweight Champ, considerato da molti il primo vero gioco di combattimento.
Non aveva combo.
Non aveva mosse speciali.
Non aveva nemmeno personaggi memorabili.
Era semplicemente un incontro di pugilato.
Eppure rappresentò il primo passo verso tutto ciò che sarebbe arrivato dopo.
Pensateci: senza quel cabinato probabilmente oggi non esisterebbero né Ryu né Scorpion.
Karate Champ: quando il duello diventò una disciplina
Nel 1984 arrivò Karate Champ.
Qui accadde qualcosa di rivoluzionario.
Per vincere non bastava colpire l’avversario a caso.
Bisognava studiare le distanze, scegliere il colpo giusto e ottenere punti come in un vero torneo di karate.
Molti storici del videogioco considerano Karate Champ il primo vero progenitore dei moderni picchiaduro.
Anche se, a dirla tutta…
…i controlli erano così complicati che spesso il giocatore finiva KO più contro il joystick che contro l’avversario.
Arriva Street Fighter… ma non quello che conoscete
Nel 1987 Capcom pubblicò il primo Street Fighter.
Molti ricordano Street Fighter II.
Pochissimi hanno realmente giocato il primo capitolo.
E sapete perché?
Perché era… tremendamente difficile.
I cabinati originali montavano addirittura enormi pulsanti pneumatici: più forte li colpivi, più potente diventava il pugno.
Una bella idea.
Peccato che dopo qualche settimana fossero praticamente tutti rotti.
Gli arcade dovettero sostituirli con i classici sei pulsanti che conosciamo ancora oggi.
Fu qui che il mondo vide per la prima volta Ryu, Ken e l’Hadouken.
Il resto è storia.
Street Fighter II cambia il mondo
Nel 1991 arrivò il videogioco che cambiò tutto.
Street Fighter II.
Dodici combattenti.
Combo.
Mosse speciali.
Personaggi provenienti da tutto il mondo.
Ogni sala giochi aveva almeno un cabinato.
E quasi sempre era occupato.
Chi riusciva a mettere una moneta sul bordo dello schermo prenotava la sfida successiva.
Se siete cresciuti negli anni Novanta, probabilmente avete passato più tempo ad aspettare il vostro turno che a giocare.
La risposta di Midway: Mortal Kombat
Nel 1992 Midway decise che i combattimenti potevano essere ancora più spettacolari.
Così nacque Mortal Kombat.
Attori veri digitalizzati.
Sangue.
Fatality.
E genitori che iniziavano a preoccuparsi seriamente di cosa facessero i figli nelle sale giochi.
Fu uno scandalo.
Ed è proprio grazie a quello scandalo che nacquero i sistemi di classificazione dei videogiochi per fasce d’età.
Insomma…
Scorpion e Sub-Zero non hanno cambiato solo il gaming.
Hanno cambiato anche le regole.
Da Tekken a The King of Fighters
Gli anni Novanta furono una vera esplosione.
Namco lanciò Tekken, dimostrando che anche il 3D poteva funzionare.
SEGA rispose con Virtua Fighter, il primo grande picchiaduro tridimensionale.
SNK conquistò gli appassionati con Fatal Fury, Samurai Shodown e soprattutto The King of Fighters, che riuniva i protagonisti dei suoi giochi in un unico torneo.
Ogni casa produttrice cercava il proprio campione.
E noi giocatori… non potevamo che esserne felici.
Le sale giochi: il vero campo di battaglia
Prima di Internet, del gioco online e degli eSport, esisteva un solo modo per dimostrare di essere il più forte.
Entrare in sala giochi.
Mettere una moneta sul cabinato.
E sperare che il ragazzo davanti a voi non fosse il campione del quartiere.
Perché se lo era…
…quei cinquanta gettoni appena comprati probabilmente sarebbero durati meno di dieci minuti.
Il futuro è ancora Street Fighter
A quasi quarant’anni dal debutto di Ryu e Ken, Street Fighter continua a essere uno dei punti di riferimento del genere.
E presto tornerà anche sul grande schermo con un nuovo film diretto da Kitao Sakurai. Nel cast ci saranno anche due volti molto noti ai fan della WWE: Roman Reigns, che interpreterà Akuma, e Cody Rhodes, scelto per il ruolo di Guile.
Il punto di ParruccoTV
Le sale giochi forse non sono più quelle di una volta, ma l’emozione di lanciare un Hadouken al momento giusto o di vincere una sfida all’ultimo secondo è rimasta la stessa.
Questa è solo la prima tappa del nostro viaggio. Nei prossimi articoli entreremo nel dettaglio dei grandi protagonisti dei picchiaduro: Street Fighter, Mortal Kombat, Tekken, The King of Fighters, Virtua Fighter e di tutte quelle saghe che hanno fatto crescere un’intera generazione di videogiocatori.







In questo paragrafo “I videogiochi erano molto più semplici: si sparava agli alieni, si guidavano astronavi o si mangiavano pallini in un labirinto.” Mi aspettavo di leggere il nome Tetris, che di semplice aveva tutto.
si comincia con articoli sul picchiaduro per essere in linea con l’evento di Summer Slam. ci arriveremo. grazie mille per la fiducia CHE CI TRASMETTI LEGGENDO I NOSTRI ARTICOLI
Non mettevo in discussione l’argomento dell’articolo, ma dolo che tra quei giochi “basilari” mi aspettavo scritto Tetris.
Erano rotti perchè la gente si arrabbiava e rompeva il videogioco o erano rotti perché il videogioco si bloccava?
Dovevi premere il più forte possibile perchè erano pulsanti che in base alla pressione davano un colpo più forte o meno. duravano poco insomma perchè si finiva per dare cazzotti sui pulsanti