Prima ancora di vederlo, spesso lo sentivi.
Una voce attraversava l’arena. Un megafono amplificava ogni provocazione. Poi compariva una giacca colorata e diventava immediatamente chiaro che qualcuno, da lì a pochi minuti, avrebbe provato a vincere senza rispettare esattamente tutte le regole.
Jimmy Hart non accompagnava semplicemente i wrestler verso il ring.
Li annunciava al mondo.
Musicista, manager, compositore e professionista dell’interferenza, “The Mouth of the South” ha attraversato territori, WWF e WCW trasformando un megafono in uno degli oggetti più riconoscibili della storia del wrestling.
Prima del wrestling c’era il rock’n’roll
Jimmy Hart nasce a Jackson, Mississippi, il 1º gennaio 1944. Prima di occuparsi di campioni e cinture, entra nel mondo della musica con i Gentrys.
Nel 1965 il gruppo ottiene successo con Keep on Dancing. Hart impara cosa significa stare su un palco, catturare l’attenzione e costruire un’immagine che il pubblico riconosca in pochi secondi.
Competenze piuttosto utili quando il tuo futuro lavoro consiste nel convincere migliaia di persone a odiarti prima ancora che inizi il match.

Memphis, Jerry Lawler e la nascita del manager
Negli anni Settanta Hart entra nel wrestling di Memphis, uno dei territori più caldi d’America. Inizialmente è vicino a Jerry Lawler. Poi comprende che stare dalla parte del beniamino locale è divertente.
Ma provare a distruggerlo è molto più interessante.
Hart forma la First Family e raduna avversari destinati a tormentare il “King”. Parla, organizza, distrae e interviene. Non deve sembrare fisicamente pericoloso: il pericolo sono gli uomini che porta con sé.
Memphis gli insegna il ritmo della televisione. Una frase deve accendere il pubblico. Un’interferenza deve arrivare quando sembra ormai troppo tardi. Una sconfitta non deve chiudere la storia, ma vendere la settimana successiva.

Il megafono conquista la WWF
Nel 1985 Jimmy Hart arriva nella World Wrestling Federation.
Con lui arriva il megafono.
Non è soltanto un accessorio. È un’estensione del personaggio. Hart lo usa per incitare i propri uomini, disturbare gli avversari e ricordare agli spettatori che il vero regista si trova a bordo ring.
La WWF degli anni Ottanta vive di colori forti e identità immediate. Jimmy sembra progettato apposta: giacche sgargianti, occhiali, capelli sempre ordinati e una voce che non conosce il concetto di volume moderato.
Il manager dei campioni
La lista dei suoi assistiti racconta quanto fosse versatile.
La Hart Foundation aveva potenza e tecnica. Honky Tonk Man aveva bisogno di qualcuno capace di rendere ancora più irritante il suo regno da Intercontinental Champion. Greg Valentine portava durezza. Earthquake era una minaccia gigantesca. The Mountie e i Nasty Boys richiedevano ancora un’altra forma di caos.
Jimmy cambiava funzione senza perdere identità.
Portavoce.
Stratega.
Parafulmine.
E, quando necessario, bersaglio perfetto per il pugno dell’eroe di turno.

Honky Tonk Man e l’arte di sopravvivere
Il rapporto con Honky Tonk Man sintetizza perfettamente il metodo Hart. Il campione non doveva dominare: doveva sopravvivere.
Una distrazione, una fuga, una scorrettezza.
Il pubblico si arrabbiava. E proprio per questo tornava, sperando di assistere finalmente alla sconfitta.
Il manager heel non serve soltanto a far vincere il proprio assistito. Serve a rendere quella vittoria insopportabile.
Jimmy Hart era un maestro.
La musica del wrestling
La carriera musicale non rimane un capitolo separato. Hart partecipa alla creazione di numerosi temi d’ingresso e comprende prima di molti quanto pochi secondi di musica possano definire un personaggio.
Una buona theme song non accompagna semplicemente l’entrata.
La annuncia.
Il pubblico deve sapere chi sta arrivando prima ancora di vederlo. Hart unisce melodia, slogan e identità visiva in un periodo nel quale il wrestling sta diventando un prodotto sempre più televisivo.

Da nemico di Hogan al suo alleato
Dopo anni trascorsi a rendere la vita difficile agli eroi, Hart cambia posizione. Difende Brutus Beefcake e diventa alleato di Hulk Hogan.
Il passaggio funziona perché il pubblico conosce ormai perfettamente il personaggio. Il megafono e l’energia restano gli stessi. Cambia soltanto la direzione nella quale vengono utilizzati.
Hart seguirà Hogan anche in WCW, attraversando un’altra epoca e un’altra guerra televisiva. Ancora una volta riesce a restare riconoscibile senza sembrare congelato nel passato.
La Hall of Fame e un’eredità rumorosa
Nel 2005 Jimmy Hart entra nella WWE Hall of Fame.
È il riconoscimento per un uomo che non aveva bisogno di combattere nel main event per diventare parte dello spettacolo. La sua presenza rendeva più chiaro il ruolo di ogni assistito e più semplice il lavoro dell’avversario.
Il pubblico sapeva chi odiare.
E Jimmy era felice di ricordarglielo attraverso il megafono.
Il punto di ParruccoTV
Jimmy Hart non è stato il manager più minaccioso della storia.
Non era quello il suo compito.
Il suo talento consisteva nel trasformare rumore, colori e musica in un linguaggio immediato. Sapeva quando parlare, quando interferire e quando farsi colpire per regalare al pubblico la soddisfazione che aspettava.
Molti manager hanno guidato campioni.
Jimmy Hart ha dato loro una voce, un suono e spesso anche una canzone.
Il megafono amplificava le parole. Il talento, invece, era già tutto suo.
