C’erano manager che accompagnavano i wrestler verso il ring.
Poi c’era Bobby Heenan.
Lui non accompagnava nessuno.
Costruiva carriere, provocava il pubblico, distraeva gli arbitri, insultava gli avversari e, quando le cose si mettevano male, trovava sempre un modo molto elegante per lasciare che fossero gli altri a prendere le botte.
Del resto, perché rischiare personalmente quando hai a disposizione André the Giant, King Kong Bundy, Rick Rude e Mr. Perfect?
Bobby “The Brain” Heenan non è stato soltanto uno dei più grandi manager nella storia del wrestling.
È stato il metro con cui tutti quelli arrivati dopo sarebbero stati inevitabilmente misurati.
E quasi nessuno è riuscito ad avvicinarsi.
Prima di essere “The Brain”
Raymond Louis Heenan nasce a Chicago il 1º novembre 1944.
La sua carriera nel wrestling comincia lontano dalle grandi produzioni televisive, lavorando nelle arene e imparando il mestiere praticamente da ogni posizione possibile.
Trasporta giacche.
Vende bibite.
Aiuta nell’organizzazione degli show.
Osserva.
Soprattutto, ascolta.
Heenan capisce presto una cosa fondamentale: nel wrestling non serve necessariamente essere l’uomo più grosso della stanza.
Serve fare in modo che tutti guardino te.
Inizia come wrestler e manager nei territori, sviluppando gradualmente il personaggio che lo renderà famoso. Elegante, arrogante, velocissimo con le parole e decisamente meno rapido quando arrivava il momento di affrontare personalmente le conseguenze.
Nasce così Bobby “The Brain” Heenan.
Un soprannome che non era esattamente un esercizio di modestia.
Ma, nel suo caso, era difficile protestare.

L’AWA e la prima Heenan Family
Prima della WWF, Bobby Heenan costruisce gran parte della propria reputazione nell’American Wrestling Association.
È qui che prende forma la Heenan Family.
Il nome non era casuale.
Heenan non amava definire il proprio gruppo una “stable”, perché una stalla, secondo lui, era il posto in cui venivano tenuti cavalli circondati dalle mosche.
I suoi uomini meritavano qualcosa di meglio.
Una famiglia, appunto.
Nel corso degli anni lavora con campioni come Nick Bockwinkel, Ray Stevens, Blackjack Lanza e numerosi altri protagonisti del wrestling territoriale.
Bockwinkel, in particolare, rappresenta il cliente perfetto.
Elegante.
Tecnico.
Arrogante.
Campione.
Heenan parla per lui, interviene quando necessario e rende ancora più irritante un uomo che non aveva esattamente bisogno di lezioni su come farsi odiare.
La formula funziona.
Il wrestler porta il talento.
Heenan porta tutto il resto.
L’arrivo in WWF
Nel 1984 Bobby Heenan entra nella World Wrestling Federation.
Il wrestling sta cambiando.
Vince McMahon sta trasformando una federazione regionale in un prodotto nazionale, Hulk Hogan è diventato il centro dell’universo e la televisione richiede personaggi comprensibili nel giro di pochi secondi.
Heenan è perfetto.
Basta guardarlo.
Abito elegante, sorriso sospetto e l’aria di chi ha già organizzato qualcosa che l’arbitro scoprirà quando sarà troppo tardi.
Il suo primo grande assistito è Big John Studd, impegnato nella rivalità contro André the Giant.
Poi arrivano King Kong Bundy, Harley Race, Rick Rude, Haku, i Brain Busters e Mr. Perfect.
Non erano semplicemente wrestler gestiti dallo stesso manager.
Erano uomini diversi uniti da un obiettivo comune: distruggere gli eroi del pubblico e, possibilmente, farlo mentre Bobby Heenan rideva a bordo ring.
La Heenan Family diventa così uno degli elementi più riconoscibili della WWF degli anni Ottanta.

André the Giant tradisce Hulk Hogan
Il momento più importante della carriera da manager di Heenan arriva nel 1987.
André the Giant torna in televisione insieme a Bobby Heenan e sfida Hulk Hogan per il WWF Championship.
Non è soltanto un nuovo avversario.
André era stato amico di Hogan.
Era considerato una figura quasi intoccabile.
Heenan riesce a trasformarlo nella minaccia definitiva.
La rivalità conduce a WrestleMania III, davanti a un Pontiac Silverdome completamente concentrato su una domanda:
Hulk Hogan riuscirà davvero a sollevare André the Giant?
Heenan accompagna André verso il ring convinto di avere finalmente trovato l’uomo capace di distruggere Hulkamania.
Il piano sembra perfetto.
C’è soltanto un piccolo problema.
Hogan solleva André, lo abbatte con la bodyslam e vince il match.
Heenan perde l’occasione più importante della propria carriera.
Eppure esce da WrestleMania III ancora più grande.
Perché senza di lui André non sarebbe stato soltanto un gigante.
Sarebbe mancata la mente dietro la minaccia.

Il segreto di Bobby Heenan
Heenan non aveva paura di fare una figuraccia.
Anzi.
Era parte del lavoro.
Poteva passare settimane a insultare un avversario, vantarsi della superiorità della propria famiglia e promettere umiliazioni pubbliche.
Poi arrivava il momento della resa dei conti.
E Bobby scappava.
Veniva colpito.
Finiva dentro una fontana.
Indossava il costume da donnola.
Si ritrovava nel posto sbagliato mentre il pubblico riceveva esattamente la soddisfazione che aspettava.
Molti manager vogliono apparire intelligenti.
Heenan sapeva quando fosse necessario apparire ridicolo.
È una differenza enorme.
Il suo personaggio rimaneva credibile perché, pochi minuti dopo l’umiliazione, era già pronto a spiegare come fosse stato vittima di un complotto.
E quasi sembrava convinto davvero.

Da manager a commentatore
A un certo punto la WWF comprende che limitare Bobby Heenan al ruolo di manager significa utilizzare soltanto metà del suo talento.
Arriva così il tavolo di commento.
Ed è qui che “The Brain” diventa immortale.
Accanto a Gorilla Monsoon, Heenan non descrive semplicemente gli incontri.
Li interpreta.
Monsoon rappresenta il buon senso, il rispetto delle regole e la voce tradizionale dello sport.
Heenan vede la situazione in modo leggermente diverso.
Se un suo favorito bara, è stato intelligente.
Se un beniamino del pubblico utilizza la stessa scorrettezza, è un criminale.
Se qualcuno attacca alle spalle Hulk Hogan, probabilmente aveva una ragione perfettamente valida.
La logica cambia continuamente.
L’unica regola è non ammettere mai di avere torto.
Bobby Heenan e Gorilla Monsoon
La coppia formata da Heenan e Gorilla Monsoon funziona perché dietro le continue discussioni esiste un’amicizia autentica.
Monsoon interpreta l’uomo esasperato.
Heenan fa tutto ciò che può per esasperarlo ancora di più.
Prime Time Wrestling diventa così qualcosa di diverso da un semplice programma di riepilogo. I due litigano, scherzano, recitano piccoli segmenti comici e trasformano gli studi televisivi in un’estensione dello show.
Non serve nemmeno un incontro.
Bastano una scrivania, due sedie e Bobby Heenan convinto di essere l’unica persona intelligente nell’edificio.
Quando Heenan lascia la WWF nel 1993, è proprio Monsoon a cacciarlo simbolicamente dall’arena durante Monday Night Raw.
Gli porta fuori le valigie.
Le getta in strada.
Poi saluta l’amico dietro il personaggio.
Una scena divertente per il pubblico.
Molto meno per due uomini che sapevano di essere arrivati alla fine di un’epoca.

La Royal Rumble del 1992
Se esiste una serata capace di spiegare il talento di Bobby Heenan al commento, è la Royal Rumble del 1992.
Ric Flair entra con il numero tre e deve sopravvivere quasi un’ora per conquistare il WWF Championship.
Heenan vive ogni secondo come se fosse personalmente chiuso nel ring.
Esulta.
Si dispera.
Accusa complotti.
Cambia opinione.
Implora Flair di resistere.
Quando “The Nature Boy” viene sfiorato da un avversario, Bobby sembra sul punto di chiamare la polizia.
Il match è uno dei migliori Royal Rumble di sempre.
La prestazione di Flair è straordinaria.
Ma la telecronaca di Heenan trasforma tutto in qualcosa di ancora più memorabile.
Non sta commentando la storia.
La sta accompagnando mentre viene scritta.

Gli anni in WCW
Dopo l’addio alla WWF, Heenan approda in WCW e diventa una delle voci di Monday Nitro.
È l’unico uomo ad aver fatto parte del tavolo di commento sia del primo Monday Night Raw sia di Nitro.
Un dettaglio che racconta perfettamente la sua importanza.
Heenan attraversa la Monday Night War dalla cabina di commento, assistendo all’ascesa della nWo e agli anni più caotici della compagnia.
Il suo istinto rimane evidente.
Quando Hulk Hogan tradisce il pubblico a Bash at the Beach 1996, Heenan si domanda immediatamente da che parte si trovi Hogan.
Per anni lo aveva descritto come un uomo di cui non fidarsi.
Quella sera, finalmente, la storia sembrò dargli ragione.
Probabilmente Bobby aspettava quel momento dal 1984.
La Hall of Fame e l’assenza di Gorilla
Nel 2004 Bobby Heenan entra nella WWE Hall of Fame.
Sul palco torna a essere il solito “Brain”.
Ironico.
Rapidissimo.
Capace di trasformare un discorso celebrativo in uno spettacolo.
Poi ricorda Gorilla Monsoon, morto alcuni anni prima.
Per un momento il personaggio scompare.
Heenan lascia capire quanto avrebbe desiderato avere ancora il suo vecchio compagno accanto.
È una frase semplice.
Ed è probabilmente il momento più sincero dell’intera cerimonia.
Il pubblico non vede più il manager arrogante o il commentatore fazioso.
Vede un uomo a cui manca il proprio amico.
La battaglia più difficile
Negli ultimi anni Bobby Heenan affronta un tumore alla gola e numerosi problemi di salute.
La malattia colpisce proprio lo strumento che lo aveva reso celebre.
La voce.
Il destino, a volte, ha un senso dell’umorismo decisamente peggiore del suo.
Heenan continua comunque a partecipare alle convention e agli incontri con i fan. Il fisico cambia, parlare diventa difficile, ma l’affetto del pubblico rimane intatto.
Bobby Heenan muore il 17 settembre 2017.
Aveva 72 anni.
Perché Bobby Heenan è ancora irraggiungibile
Bobby Heenan poteva rendere più importante un campione senza indebolire il suo avversario.
Poteva essere divertente senza trasformare il wrestling in una parodia.
Poteva perdere ogni confronto fisico e presentarsi la settimana successiva con la stessa arroganza.
Sapeva parlare.
Ma soprattutto sapeva ascoltare il pubblico.
Capiva quando aumentare il ritmo, quando lasciare spazio al silenzio e quando inserire una battuta destinata a rimanere più famosa dell’incontro stesso.
Oggi molti manager cercano di aiutare i propri assistiti.
Heenan faceva qualcosa di diverso.
Li completava.
Il punto di ParruccoTV
Definire Bobby Heenan il più grande manager della storia del wrestling può sembrare una scelta prevedibile.
Il problema è trovare qualcuno capace di dimostrare il contrario.
Heenan ha guidato campioni, costruito rivalità e contribuito a rendere WrestleMania III uno degli eventi più importanti di sempre.
Poi ha cambiato mestiere ed è diventato anche uno dei migliori commentatori della storia.
Come se dominare un solo ruolo fosse troppo semplice.
“The Brain” aveva compreso il segreto del wrestling: il pubblico deve credere nella storia, ma deve anche divertirsi mentre la vive.
Lui riusciva a fare entrambe le cose.
E poteva ottenere tutto questo parlando, scappando o semplicemente guardando Gorilla Monsoon con l’espressione di chi era assolutamente certo di avere ragione.
Anche quando aveva torto.
Soprattutto quando aveva torto.
